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24 luglio 2016

lascia andare

non posso lasciarlo andare, questo posto. L'ho pensato tante volte, e tante l'ho scritto.
Perchè è così prezioso, che non posso proprio.
Ne ho tante da dire, e da raccontare.
Di tempeste, infuriate e violente, di ricchezze, di paure, di vita.
E adesso, che la tempesta è passata, e mi ritrovo con una me che non riconosco, sopravvissuta e sopravvivente, adesso non posso non tornare qui. Usare questo spazio come una scialuppa, che mi porti al di là di tutto questo, oltre.
Oltre i capelli che riscrescono, oltre il corpo che tornerà come era, oltre le energie, ceh recupererò, oltre ogni dettaglio sfiancante che si aggiusterà, oltre le infinite fatiche, per cui sembro non avere più energie, o fantasie.
la malattia cambia le persone. No. Io non voglio cambiare. Io voglio restare me. Riprendermi me.
E magari, comincio da qui.

17 ottobre 2014

(maybe not) THE END




c'è stato un momento, di qualche giorno fa, in cui ho pensato di dover scegliere se chiudere questo spazio o no. In fondo non riesco più a stargli dietro. In fondo non ho tempo. In fondo ci sono così troppe cose.
In fondo.
Poi arriva una giornata così.
Che saranno le 4 ore di sonno. Sarà che è venerdì 17.
Sarà.
Ma questo spazio il suo perchè ce l'ha.
Quello dei silenzi, e delle urla soffocate.
ma anche di quelle gridate.
Quello dei pensieri sciolti, senza mediazioni.
Quello di ME.
Questo ottobre è un ottobre di fine percorsi. Tanti punti importanti, definitivi. Grandi. Di quelli che poi te li ricorderai ad ogni passaggio di anno, guardando un calendario.
Che si meriterebbero un THE END della Metro Goldwin Mayer.
Che un pò spaventano, ma ti accorgi anche che le spalle ora sono larghe. E che è il momento.
E però qui un punto non lo metto ancora,
chissà...


25 luglio 2014

Una vita fa

Chissà come ti arrivano certi ricordi, nitidi, freschi. Che neanche sapevi di averli ancora. 
Un pomeriggio d'estate, di tanti anni fa, quando ancora c'era un -teen a classificarti. 
Una villa grande e libera, che mamma e papà sono in vacanza, e tanti amici. Festa in piscina. Gente che va e viene. 
L'amico di turno. Quello un pó dannato, delle lunghe chiacchierate in una nuvola di fumo, con una bottiglia di birra in mano. Io la solita corona con limone, che poi tanto rock non lo ero mica. Lui no, lui era quello coi capelli spettanti, il plettro sempre pronto, già tanti guai da raccontare e perle di filosofia da regalare. 
E quel giorno era la volta degli amici. Mette due o tre bottiglie di birra sul tavolo : vedi Cè? Nella vita gli amici sono come queste bottiglie, a momenti ci si incontra, ci si scontra, poi si prosegue e si resta soli, per poi incontrare qualcun altro.
Cazzate.
O forse no.
Che chissà perché stasera mi ritrovo a pensare a quelle parole, mentre divoro l'ultimo di Murakami che racconta della fine immotivata di una grande amicizia, e mi chiedo quand'è che alcune persone tanto vicine sono diventare incredibilmente distanti. 
Le mancate sorelle, quelle di una vita divisa. Delle dinamiche difficili a volte, ma delle catene forti e resistenti. E invece. 
Chissà che non avesse poi ragione lui, diciassettenne dannato di una vita fa. 

11 agosto 2013

Dicotomie


Giorno 1 di vacanza senza nani.
Di spazi vuoti. Di tempi lunghi. Di fare nulla. Di silenzi. Di pensieri liberi. Di riposo (dicono). Di riappropriarsi. Di distendersi in tutto lo spazio e il tempo che solo tu occupi. Di respiri profondi. Di me.
Di apnee. Di lunghe video chiamate che però i mozzichi da li non si possono dare. Di tracce. Di minuti cercando rimasugli di profumi in una stanza vuota. Di attese. Di mancanze. 
Dicotomie. Vita. 



28 giugno 2013

una base sicura

web: citazioni famose
una base sicura.
tale dovrebbe essere una madre. quella che seppur ti esprimerà opinioni anche critiche non ti giudicherà mai. quella che comunque andrà sarà accogliente, e di conforto. il bene gratuito. l'amore incondizionato. l'unico di una vita intera. quella da cui tornare quando qualcosa è andato storto. ma anche quella con cui gioire se invece le cose sono andate dritte. perchè come la mamma non c'è nessuno. ed è vero. perchè sembra banale, ma quell'amore incondizionato ci renderà capaci di sfidare il mondo a testa alta, certe che non potrà capitarci nulla di terribile, alla fine un posto sicuro lo avremo sempre. Anche se sbagliamo. Anche se cadiamo. Anche se tutti ci saranno contro. Anche se non sapremo dove andare, o come. Se ci perderemo. Se ci vorrà più tempo.
Questo è quello in cui credo, fermamente.
Questo è quello che cerco di essere per i miei figli, ogni giorno.
A volte sembrano scelte contro corrente, più deboli, troppo morbide.
Lo sembrano senz'altro alla mia di madre che mi ha cresciuta con la convinzione che dandomi quella base sicura mi avrebbe resa debole e insicura, fragile e non autonoma. Una madre che mi ha lanciata nel mondo sempre con una critica di sprono, piuttosto che con un complimento rassicurante. Tanto ci pensa il mondo a dirti che sei brava, io ti devo dire dove sbagli. Il mondo per alcuni versi forse ci ha pensato, a volte. A volte no. Ma quel senso che manchi sempre un pezzo resta. E ti accorgi che quel pezzo lo cerchi ancora, che dentro di te ancora non l'hai saputo mettere. che hai passato una vita a cercare di trovarlo seguendo schemi che non ti appartenevano. Poi li hai smontati tutti, per riconoscerti finalmente nella tua originale essenza. Ma sempre senza quel pezzo.
e ci sono giornate come queste, in cui in teoria hai un successo che però non ti importa e che forse non vorresti, non così, non qui. In cui ti ritrovi invischiata nell'ennesima discussione con quella donna, che sta prendendosi cura dei tuoi figli nel tempo che tu non hai, e con cui non fai che discutere perchè i modi sono quelli che non vorresti. Poi pensi che non importa, che la mamma sei tu, e che quello conta.
Ma in queste giornate, quando devi di nuovo, come sempre, discutere le tue scelte educative con chi non le condivide, ci sono parole che non vorresti sentire.
Perchè hai capito che a te dello sprono non te ne frega niente.
 Perchè tu lo sia dove stai andando, e perchè, e come.
Ed è una scelta, consapevole e convinta, non una fatalità.
E non vuoi persone che ti dicano che non fai bene,e perchè, e quanto. Non persone che ti dicano che sei tutto ciò che loro proprio non concepiscono e non vorrebbero. Soprattutto se sono le persone da cui arriva il tuo sangue. Soprattutto se sono quelle che non dovrebbero mai dire certe cose.
Ed è in giornate così, che ti ritrovi in piedi, controvento, con le lacrime agli occhi, e semplicemente tu SAI che madre essere, e farai ogni cosa per rispettarlo, perchè i tuoi figli abbiano tutto l'appoggio che serve per volare sicuri e forti, liberi di essere tutto ciò che vorranno.

( e lo so che questa canzone l'ho già postata, ma per questo post è semplicemente perfetta)
Che di musica non ce n'è mai abbastanza.
Nè di parole scritte, che ti rapiscono per liberarsi in posti e climi e aria che non sapevi, e che non avresti conosciuto mai se non.
E di film, divorati dal divano da sola la notte, con la finestra aperta in estate o una coperta addosso in inverno. Con le lacrime o le risate, a immaginare, e toccare, e sentire.
Evasione. Ossigeno. Sangue nuovo. 
E la musica... la musica. La risposta ad un bisogno in formato tascabile. C'è sempre quella giusta, sempre. 
E non ne hai mai abbastanza.


12 novembre 2012

Tutto a posto e niente in ordine



Eccomi. Più o meno. Che quello che vedete/leggete è quasi quasi la proiezione astrale del mio io che intanto sta facendo altro.
Perchè
Ho la testa piena di pensieri. Densi.
Di quelli che un the caldo non sempre basta. E un bagno caldo neanche. Che poi nei vapori sembra che loro prendano forma, e allora quasi quasi meglio il frastuono là fuori va.
Che la mattina ti svegli così, con un pò di broncio e non sai perchè. Ma poco dopo nel traffico qualche flash ti balena e allora eccoli lì, ancora loro.
Che ancora ti manca, ti manca il tempo. L'aria. Il nulla. Dio quanto ti manca.
Lo baratteresti facilmente, il tempo.
Per passare quei momenti fatti di niente. Di respiri. Di odori. Di umidità che fuori piove. Di parole giocate e sorrisi sdentati. Di racconti. Di giochi. Di baci con lo schiocco.
E quelli di noi, che non ti vuoi alzare tanto è domenica e i bambini non ci sono. Che si può pescare direttamente dalla scatola dei cereali stando ancora a letto che alzarsi non serve. Che ti puoi alzare per scivolare direttamente sotto una doccia bollente e stare lì, ore, in mezzo a quei vapori fatti di nulla.
Avvolgerti in un profumo. E passare il pomeriggio avvolta in una coperta calda guardando serie tv.
Il silenzio in testa. Quello.
Ma c'è il caos. E niente è in ordine. Ma è tutto a posto.
Passerà.
Che ci sono anche quei momenti lì, che la stessa vita che ti sta risucchiando manda scariche dritte al cervello e al cuore. Sei tu. E' la tua vita. L'hai costruita. E sai che è come la vuoi. Che sei dove vorresti essere.
Avessi solo quel giorno in più...


2 ottobre 2012

Imprinting



Che siamo delle spugne, in fondo. Assorbiamo la vita che ci scorre intorno: abitudini, movimenti, pensieri. Impostazioni. Cosa è giusto e cosa no. Come. Quando. Perché.
E succede che la vita ti chieda un cambiamento. Per la sopravvivenza. Per la serenità. Che provi, insistentemente, a suggerirti che quello che hai assorbito forse per te non è così giusto. Che c’è altro. Un altrove. Un diversamente. Un possibile.
Lo annusi. Ti rende leggera. Ti ci tuffi.
Rifletti. Scavi. Rimugini.
Smonti. Metti tutto in fila.
Questo sì. Quello no.
Ricostruisci.
Un’altra possibilità.
Un’altra te. Più vera. Più giusta. Giusta per te.
Muovi passi incerti, eppure sei forte. Sei più nuda di prima ma ti senti meglio.
D’improvviso è come se quei tentativi che hai, promesse, accenni, pochi e fragili, contassero molto più di tutte quelle certezze che hai avuto addosso da sempre.
E lo sai che hai paura. Ma sai che andrà bene. Deve.
Perché sei tu. TU.

Poi. Arriva un giorno e ti ritrovi lì, di nuovo. Incastrata.
E c’è quel modo di cui sei intrisa che è di nuovo lì, appeso ai tuoi piedi come una zavorra.
E sapere dove ti trascinerà non basta. E’ un istinto, forza la mano, nasconde la tua essenza. Ne sei imbevuta fino al midollo, che è così che sei cresciuta.
E sei di nuovo in lotta. 
Che certi errori li conosci, ma per non caderci ci vuole cura. Quella di te.



1 agosto 2012

Quando l'estate

Quando ti svegli la mattina presto per il troppo caldo. Che il sole non è ancora alto ma l'aria è densa. E allora cammini silenziosamente per una casa che ti ospita pur non essendo completamente tua. Tra respiri pesanti che sanno di sogni. E luce che filtra ancora timida. E ti fermi come un ospite che non vuole disturbare e li guardi. Da lontano. Uno per uno. Piedini abbronzati che lasciano intravedere una pianta molti toni più chiara. Mani socchiuse in pugni che sembrano ancora delicati e leggeri. Capelli arruffati in boccoli su nuche umide di quel profumo che solo un bambino. E quelle bocche imbronciate che sbuffano aria calda e sogni. E braccia più forti che solo a guardarle ti senti sicura. Un corpo che sembra fatto apposta perchè tu possa incastrati in ogni angolo, come due ingranaggi. E pensi che questa è l'estate. E che hai fatto tanta fatica per arrivare qui. Tra strette di denti e stanchezze. Tra mille vorrei ma non posso che il tempo non basta mai e qualche volta le forze neanche. Ma adesso. In questo momento. Che senti quel filo d'aria ancora fresca che ti sfiora la pelle. E la vedi la tua vita felice che ancora sonnecchia. Adesso è solo il momento di sorridere e sentirti a casa, ovunque sei.

17 luglio 2012

tipo...e vabbè



cercavo di scrivere un tweet, ma 140 caratteri sono pochi. perchè latito come al solito. e vi spiego , di nuovo, perchè:
tipo che tra 7 giorni 7 discuto al mia tesi di specializzazione. la conclusione di un percorso a ostacoli di 5 anni tra lavoro, esami, figli, gravidanza, separazione, riaccoppiamento e vari vari cazzi. e la tesi l'ho consenata. e c'erano degli errori. e tipo che ogi la volevo stampare. ma devo correggere gli errori. e vabbè.
tipo che devo formare il contratto nuovo. non a roma ma a Latina. e mi dovrò prendere un giorno epr farlo. ma dveo lavorare. e preparare la tesi. e vabbè.
tipo che devo finire un lavoro, entro 2 giorni. perchè la mia capo va via. e bisogna finire prima. e bisogna organizzare anche tutto per il dopo capo. cioè quando rimango da sola. e mi ritrovo a gestire un gruppo, un laboratorio. e non vedo l'ora sono gasata. ma ora ..e vabbè
tipo che devo informarmi per la partita IVa, che ho avuto un'occasione e da settembre forse comincio un altro lavoro. e vabbè.
tipo che dveo discutere di nuovo con quel coglione avvocato di sotto. ceh ieri dovevamo iniziare i lavori. e lui ha cambiato idea. e la ditta ha cambiato il prezzo. e bisogna scrivere. e telefonare. e litigate. e vabbè.
tipo che devo organizzare le vacanze. che tra 10 giorni 10 partiamo. e c'è da pensare alle cose da portare, trovare la macchina, chiamare la mia amichetta della montagna. fare la spesa per Edo. e vabbè.
tipo che edo e lu sono in zona neutra, no centro estivo, no scuola. nonna, mamma, appaà. ed è un pò un delirio. e dovrei seguire lui sui compiti. e lei va raddrizzata che sta diventando peggio di un'adolescente impunita da uccidere. e vabbè.
tipo che la mia amichetta incinta partorisce tra meno di un mese e io ancora non ho fatto lo shopping come dico io per il nano e poi parto e vabbè
tipo che le mia amiche 1.0 tra poco mi mandano i carabinieri e quelle 2.0 pure, e vabbè
tipo che mi è arrivata nonabox e anche alla mia amichetta evviva evviva è stupenda e ci voglio scrivere un post..e vabbè
tipo che ho cercato di affogare tutto ciò nella frivolezza estrema ultimamente ma mi sa che nn ci sono riuscita...e vabbè
tipo che dovrei pranzare ora, e mi sono appena accorta che io pensavo fosse formaggio e invece è yogurt...con l'insalata...ma che in francese fromage frais vuol dire yogurt?? O.o e vabbè...
tipo che dovrei controllare gli errori di battitura e corregerli, lo so....e rileggere i post prima di pubblicarli...e vabbè.
tipo...che come dice @bismama aspetto il week end, e chissà che succede.



PS Mi manca il blog e il tempo di mettere nero su bianco i pensieri che in questo momento quindi sono particolarmnete affollati.
mi manca leggere tutti li altri blog. e ancora nn ho guardato quelli della caccia al tesoro e mammamia che disastro
però sto bene, eh.
sul serio.
passo.
cià


4 luglio 2012

Independence day...e le possibilità di essere


La sensazione è quella di essere nella nebbia, e in un posto stretto. Di essere ormai quasi abituata, come quando li occhi si abituano al buio e tu comunque hai l'impressione di vedere bene. Poi se qualcuno accende la luce dici "cazzo come è buio". Ok. e se qualcuno ti fa alzare un pò la testa vedi che sei nella nebbia, e se qualcuno allarga le braccia vedi quanto è stretto il tuo buco. Ecco. Io sono in questo buco stretto. Perchè c'è questa parte della mia vita che proprio proprio pare che non ce la fa. Che per quanto io mi ostini, e mi agiti, e mi impegni poi alla fine sono sempre lì, in un immobilismo sconcertante, tanto più per una come me che del moto perpetuo ha fatto il suo stile inconfondibile di umori ed esistenza. E se da una parte si sente al posto giusto, nella vita giusta, quella che voleva perchè è incasinata e ammaccata e faticosa ma vera e piena e col cuore gonfio, dall'altra si sente sempre spallata e stanca e "ma come ci sono finita e come ne posso uscire?" E viviamo un momento di crisi profonda lo so. Che non è tanto la crisi del non avere i soldi per quanto la crisi tragica, deprimente, frustrante delll'impotenza. del non poter tentare. del non avere posto. della trasparenza. io ad oggi sono una persona socialmente e lavorativamente trasparente. e tutto il mio affannarmi non serve a nulla. E più ti attacchi col tuo sfrenato ottimismo a qualche appiglio ( e lo avete letto nei miei post precedenti) e più arriva la mannaia dell'ultima novità, l'ultima riforma, l'ultima regola. Che al di là di ogni tua capacità di resistenza e sopportazione, di entusiasmo e perseveranza, di tenacia e talento, non ce n'è. NON CE N'E'. Fors epuoi solo decidere quando staccare la spina, forse. Se oggi, o domani, se qui o lì. Forse.
E allora poi c'è questo mondo, che è diventato il mio rifugio. Perchè qui io ancora posso. Posso scrivere e avere chi mi dice brava e chi mi dice fai cagare. posso incontrare persone e avere indietro amicizia e affetto o indifferenza. posso/potrei se ne avessi il tempo, cercare di far parte di qualcosa. Giocarmi delle carte. inventare.
E allora in giornate così mi chiedo se davvero non valga la pena cambiare strada. fare una valigia e lasciare il vecchio per il nuovo. Da pensare, progettare, rischiare. Questo non mi ha mai spaventata. Iniziare una cosa nuova è sempre stato stimolante per me. E anche solo POTER fare, anche per poi dire non ne sono stata capace. Ma provare.
E' questo che mi manca, immensamente. La possibilità. Chiederei quella più di ogni altra cosa. Non un posto, non uno stipendio, non una garanzia. una possibilità, reale, concreta, pulita. in cui misurare me stessa.
Che io debba cercarla altrove?



25 giugno 2012

BOH-parte 2 (la situazione si è complicata)

Era un giorno di luglio di dodici lunghi anni fa. Ero emozionata perchè avevo capito che la biologia e la ricerca erano parte di me, nelle mie corde. E la scelta del laboratorio in cui fare la mia tesi sperimentale non era da poco, era un'occasione di fare, di capire se davvero era quello che volevo. Già ero arrivata alla scelta del corso di laurea a fatica, dopo essermi scornata con l'Ingegneria chimica (eh maddai che lo sapete che non sono normale, che vi aspettavate???) , volevo essere sicura. Perchè mi piaceva l'idea. Di studiare cose importanti. La ricerca applicata alla medicina. non fatta tanto per. Mi piaceva l'idea della terapia genica. Ma in quel momento lì non c'era posto. Così decido di andare a vedere anche questo lab. Fuori dall'università, addirittura più vicino a casa. Argomento interessante anche se non propriamente il mio sogno. Il mio colloquio andò bene e alla fine io decisi sul mio istinto. La capo, una giovane con una pancia di otto mesi, sorridente e molto "easy" mi era piaciuta. Ho dato il mio ok. E ho cominciato la mia carriera. Sono stata la sua prima studentessa. Cresciuta con lei. Diventata suo insostituibile braccio destro. volevo diventare essenziale ed insostituibile, ci sono riuscita. Mi ha proposto un dottorato. Poi un assegno di ricerca. Mi ha affidato tutti i progetti del gruppo. Gli studenti. Poi i dottorandi. Sono diventata il suo gruppo. E io ho potuto fare ricerca. Bene. Con la testa. Con il cuore. Crescere. Imparare a fare questo lavoro a tutto tondo. Misurare le mie capacità. Sono cresciuta così tanto che ad oggi le nostre due figure sono quasi incompatibili, perchè io sono completamente autonoma e sono una sua collaboratrice più che una sua sottoposta ormai da tempo. Sono in quel momento in cui dovrei avere una posizione. Un mio gruppo. I miei finanziamenti. Il mio spazio. Questo paese e questa università non me lo permettono. La riforma Gelmini ha fatto sì che questa possibilità diventasse solo per pochi. solo per chi ha i soldi. Se pensate che i soldi vengano assegnati in modo meritocratico, fatevi un giro altrove, che in italia la meritocrazia non c'è, ancora non l'avevate capito? Quest'anno io ho lavorato guadagnando meno di una commessa, una colf, una segretaria, fate voi.Ho lavorato gratis per sei mesi. E ora prendo meno di un dottorando. E non ho neanche i soldi per lavorare, che è anche peggio. Mi arrabatto, aggiusto il tiro, mi ingegno. Probabilmente non salverò il mondo, ma il mio piccolo lavoro qualcosa a questo mondo aggiunge. E queste sono solo alcune riflessioni. La mia capo è anche lei in difficoltà. Tanto che si è dovuta "vendere" ad un prof, che ci ha preso sotto la sua ala. Uno che ha il suo gruppo. Che ha le sue protette. Che non fa ricerca. Che ha bisogno della ricerca perchè ai medici la ricerca serve per fare carriera. Questa è un'altra delle cose strampalate di questo paese. E tanto spesso i medici credono che i biologi servano solo alla manovalanza, che la testa è un accessorio. Ma no. Io sono stata fortunata. E ho una testa che gira. E ho trovato chi ha lasciato che girasse. E questo ha mandato avanti me (che ho un curriculum molto buono) e lei. Ora che succede? l'altra settimana, davanti a un caffè e con un vento caldo torrido e il mio vestitino svolazzante che si attaccava alla sedia, lei mi ha detto che parte. Che va in Svizzera. Ad agosto, non tra sei mesi. Va in aspettativa. E fa bene.
Ora, è passata meno di una settimana e ci sono altre cose che dovrò raccontarvi perchè abbiate chiari tutti i pezzi del puzzle. Ma nella mai testa hanno irato e girano i pensieri più vari. -Beata lei-Fa bene-Cazzo_poteva dirmelo prima-E io? -e io? -e Io?  Rimango qui con la possibilità di fare la ricercatrice in autonomia completa, con un corso di didattica pieno, due studenti, magari un dottorando, e un anno davanti (la prox sett ho il colloquio per un assegno di ricerca) per misurarmi... o la va o la spacca.
MA resto con un prof che non ho ben capito se ha chiaro chi sono io, anzi no. in questo anno non ha mai parlato direttamente con me di lavoro, ma sempre con lei. Mi ah troppo spesso costretta ad interagire con la usa pupilla nonchè delfino nonchè futura ricercatrice che farà carriera anche grazie al fatto che io pubblico e metto il suo nome, mi ha chiaramente detto che i soldi per un posto ad ricercatore per me non ce li ha. Pare che non mi veda molto stabile. Ha chiesto alla mia capo di non dirmi nulla della Svizzera sennò me ne sarei andata.
Inutile dirvi che al'Università se non sei sponsorizzato ad qualcuno non vai da nessuna parte, figuriamoci se sie da solo, solo, solo. 
Non ho un dubbio, nè due, nè tre, ne ho diecimila.
Certo un anno in autonomia, esattamente quello che ho sempre voluto. L'autonomia di scrivere dei progetti. la sfida della gestione totale degli studenti. La sfida della gestione totale di un corso di insegnamento. La possibilità di organizzare i miei tempi, e conciliarli anche con la mia esigenza di vivere. La possibilità di far cambiare idea a sto zuccone che non sto solo con la pipetta in mano ma cazzo ho una testa che va a duemila, sfruttala!!!
Il rischio di impazzire dietro ad una futura ricercatrice che ha cinque anni meno di me, uno stipendio che è il doppio del mio, è sempre in mezzo a tutte le cose. Anche però la possibilità di diventare il suo alter ego: lei la clinica, io la ricerca; guadagnarmi uno spazietto che poi SE ci finanziano quel progetto SE lui vince un concorso SE....eccetera eccetera chissà che succede.
Il rischo immenso che io prenda una decisione su quello che una situazione potrebbe diventare e non su quello che è, una delle mie attività preferite, in cui sono tragicamente ferrata.
Ok. Vi ho riempiti di parole usandovi come mio sfogatoio personale.
E non è neanche tutto.
Ma continuo dopo.
Voi sappiate che non è finita...in caso il prossimo post non apritelo neanche ;))





PPS Oggi dovevo consegnare la tesi della specializzazione....BUaahahahahahahahahah :DDDD 

13 giugno 2012

ok, ci sono...vi faccio una lista???



ma davvero sono 3 giorni che io non scrivo sul blog??? Cioè, 13 GIORNI??? no, non è possibile...eppure cavolo di close ne sono capitate eh...ah beh, forse è proprio per questo...che quasi quasi non ho neanche il tempo di respirare, ne servisse un pò apposta, pensato e dedicato, sono quasi sicurissima che arriverei a fine giornata in stato asfittico.  Perchè porcapaletta ma come si fa??? come si fa a fare tutto? non si fa ecco. Sto lavorando tanto tanto, così tanto che ancora non ho iniziato a sistemare la mia tesi di specializzazione, che discuto a fine luglio e che devo consegnare tipo il 24 giugno...aaarrrghhhh. Cioè ho preso quella della mia dottoranda (che ovviamente avevo supervisionato/scritto/corretto) in inglese e l'ho schiaffata dentro Google translator...un vero mito MA ovvio la devo correggere e sistemare, e manco poco. poi ci sarebbero gli esami...quelli di fine anno, della specializzaizone...a metà luglio...vabbè manca un sacco, c'è tutto il tempo. Sto revisionando un lavoro e , a parte le numerosissime zavorre che ogni lavoro si porta dietro nel nostro Italico mondo, sono sola e attualmente ricopro i ruoli seguenti: ricercatrice/dottoranda/specializzanda/studentessa e che nessuno si senta escluso. Cioè faccio la trottola in orari per lo più compatibili col mio essere mamma (tipo 9-17/18) ma anche no (tipo 9-20).
Poi c'è il tempo che avanza che è quello della vita. Tolto ovviamente il traffico che solo la mia fantastica roma mi sa regalare, diciamo che avanzano quelle 2 ore al giorno in cui posso fare la mamma/casalinga/compagna/amica/figlia/donna/cazzimiei/Cecilia. Avete presente? si ok, avete presente.
Vabbè, ne uscirò viva credo...
quindi: che mi sono persa:
il mammacheblog. Con rosicamenti notevoli e ai massimi storici, MA c'era la recita di Lulu (ci sarà il fotopost, cio sarà non appena avrò il tempo di scaricare le foto...ahahah) e siccome il giorno della recita si sa è uno dei giorni peggiori a ,ivello organizzativo, lo streaming e il twitting sull'evemnto li abbiamo abilmente catapultati in fondo alla lista dei to-dos. Quindi: buio totale sull'evento, più o meno.
Varie ed eventuali scadenze casalinghe e non (tipo comunicare la lettura del contatore del gas così che di nuovo mi addebiteranno una cifra che manco avessi allestito una camera ardente dentro casa MA io non ci potrò fare molto...aiuto) ...e qualcuno che mi legge sa che devo chiedere umilmente perdono ma giuro giuro finisco il post e faccio quel famoso bonifico ;)
i biglietti del treno per andare in vacanza dalla mia amichetta del cuore che sono anni che vive lassù e io ancora non ci sono mai andata ma sticazzi vado con la macchina
il pre-cena di classe di edo con annesse chiacchiere da mamme e giochi per i bimbi
la mia amica F che ogni giorno le dico ti richiamo e poi non lo faccio mai
la mia amica C e la sua casetta nuova di zecca che cazzarola ancora non ci sono andata
i miei blog preferiti...tempo per la lettura manco a parlarne, devo recuperare!!!!
Innumerevoli pensieri che neanche la strategia di avere un bellissimo quadernino moleskine lilla smepre in borsa ha potute fermare
varie ed eventuali (ditene una a caso sono sicura che saprò accontentarvi!!)
PERO'
ci sono delle cose che ho fatto:
c'è stata la recita di Lulu (vedi sopra promesse e buoni propositi sul post dedicato)
ho portato i nani al parco avventura...fighissimo. livello di distruzione genitori e surrogati:altissimo. Livello di distruzione nani: non abbastanza alto. Comunque ci scriverò un post, se lo merita tutto (magari entro l'anno promesso)
ho incontrato il mio ex e stabilito una nuova divisione nani-friendly (cioè staranno più con me e meno con i nonni paterni cioè io avrò ancora meno tempo, ma questo vale bene la loro serenità)
ho fatto il bbq con i nani e ci siamo divertiti un sacco!!
ho portato la macchina dal carrozziere (per scoprire poi che potevo tranquillamente tenermela mezza graffiata e tenermi i soldi dell'assicurazone ma il mio senso del dovere è talmente alto che l'idea non mi ha neanche sfiorata...e vabbbeneeeeee)
ho avuto la carta Sephora gold!!!!!!!!
ho prenotato un week end a Capri!!!!!!!!!!!!!!!! yess! io e Lui, evviva evviva, conto i giorni (datemi pure tutte le dritte che volete!)
temo di aver finito la lista....
temo che ora mi deprimerò...
vi risparmio la lista di tutto quello che farò quanto prima, soprattutto perchè poi rileggendola tra n mesi e vedere che il quanto prima si è spiattellato su un quanto dopo mi deprimerebbe ancora di più.
Ok...
ora sapete perchè io vorrei vivere dentro Fringe, avere il mio alter ego rosso che fa le cose che non riesco a fare io, e vive un'altra vita...per vari e vari motivi insomma...
non guardatemi con quell'aria di compassione eh...fa tutto parte del piano, io ce la farò!!!!
take care


adoro questa canzone....e dà il ritmo alle mie giornate in questi giorni che giro con la di Lui favolosa machine con il tetto abbassato e il sole in faccia....ma quanto è bella l'estate????

PS il 30 giugno sarà il compleanno del mio blog!!!! Uhmammina....ce la farò ad organizzare qualcosa????
ok, nessuna promessa...





26 aprile 2012

Edipo, Amleto e vari altri generatori di dubbio, ossia quando ungenitore non sa che pesci prendere



Sono giornate difficili, molti di voi lo sanno. Giorni in cui tante domande si infilano nella testa e nel cuore e per quanto cerchi di metterle in fila e trovare un capo e una coda , non ce la puoi fare. Perchè essere genitori è anche questo. Ed essere genitori separati forse lo è di più? Perchè c'è che non compensi, di fondo. Che non ti metti tutti  a tavola e se è necessario affronti un discorso, così, se si creano le giuste condizioni. Che non c'è il momento jolly coccole/lettone/tv che riappacifica tutti i cuori e gli animi. Invece c'è il telefono. Con i lacrimoni dall'altro alto della cornetta che per quanto parli non si asciugano mai, e la mano non puoi allungarla. Ci sono chiacchiere a mozzichi, in una pausa pranzo, in un momento serale, raramente estemporanee. E sono valide eh. perchè io e il mio ex siamo stati in grado di preservare questo: la coogenitorialità. Siamo genitori, insieme. Ed è bello. E i nani lo sanno, perchè respirano un'aria serena e di affetto. perchè per loro è normale chiederci di fare cose tutti e 5 (anche con Lui, si) che tanto non c'è niente di strano. perchè per loro è normale dirci come si sentono e sapere che mamma e papà parlano e dire all'uno o all'altra è uguale. Ma nonostante questo, nonostante questo ci sono due case e due mondi. Diversi. E quella diversità non ha una zona di tregua, comune. E forse questo è il problema. Non c'è una camera di decompensazione. Non c'è. E così succede che una bambina di 4 anni, vivace, spigliata, frenetica, sorridente e testarda e determinata a un certo punto decide che quel papà non va mica tanto bene. Che lui c'è poco. Che quando c'è forse non è tanto a sua misura. Che tutto sommato la mamma è meglio. Che lei dal papà tutti quei giorni non ci vuole stare, sono troppi. E allora tu la guardi, la ascolti, la abbracci e inizi a pensare. A chiedere. a te stessa. al papà. alla psicologa. all'amica psicologa dell'età evolutiva. a Lui.  a tua madre. alle amiche. Perchè non sai cosa si fa. Non sai come si fa. Hai imparato che con i bambini é importante avere un po' di rigidità. Perchè loro hanno bisogno di regole. Di binari, su cui camminare. In cui imparare a muoversi. Di certezze, o almeno di punti fermi. Che sono la mamma e il papà a doverglieli dare quei punti fermi. E se ne smonti uno ce ne devono essere altri. E se a un certo punto della loro vita tu prendi la famiglia x come loro la conoscono e la dividi nei singoli componenti e la ricomponi in un modo nuovo, diverso, lo devi fare con grande cura. Devi creare qualcosa di nuovo. Di altrettanto stabile. Con delle regole nuove. Con coerenza. Con fedeltà. Senza promesse non mantenute. Senza chiacchiere. Con fatti. Con alternative, reali. E affidabili. E non è stato facile. Con un uomo che ha infranto la regola dell'affidabilità alla prima occasione. Perchè lui non ci riesce. È un bravo papà, quando c'è. E ama i suoi figli follemente. Ma purtroppo è vittima sacrificale del suo lavoro. Non so se dell'amore per quel lavoro, io non l'ho ancora capito. Senz'altro di quegli ingranaggi. Ci sta dentro fino al colo. C'è quello sopra ogni altra cosa. E lo so che scatenerò qualche espressione di stizza, ma la mia non è una polemica da donnetta. Io amo il mio lavoro moltissimo e sono anche (stata) molto ambiziosa a riguardo. Quindi non sono contro la dedizione lavorativa. MA bisogna avere il coraggio e l'onesta di dire a se stessi come stanno le cose, di dichiarare le proprie priorità, e poi operare delle scelte. E lui, che ama i suoi figli moltissimo, non sa dedicare a loro un tempo giusto, perchè i ritagli del suo lavoro non sono un tempo giusto per loro. Perchè non è nè la mattina e nè la sera. Perchè non c'é mai un pomeriggio, mai. E così i nani passano il loro tempo con i nonni, non due nonni sprint, ma due nonni parecchio Old fashion. E si, sono la sua ex moglie e sicuramente c'è un vizio più che di forma di sostanza nei miei giudizi su di loro, ma fidatevi, la verità non è troppo lontana ( e tra parentesi in quanto miei lettori dovreste essere dalla mia parte, non l'avete letto nel regolamento del blog?? ;pp.) fatto sta, che stavolta ho divagato parecchissimo, che lui la sera torna tardi. E mettici che per una serie di motivi lui si è dedicato un po' di più al piccolo Edo, che si sa è un maschietto e aveva proprio bisogno di creare un rapporto col papà. Aggiungici che lui è come dire? Un uomo un po' vecchio stampo, un po' tanto ( non perdete tempo a chiedervi perchè mai
Io l'ho sposato, come fanno tutti tanto la risposta esatta non c'è...ecco) e non è propriamente un moderno compagnone di giochi. Insomma, a Edo aveva insegnato il rigoletto e a lulu chi era l'etoile del bolshoi. Tutte queste cose insieme fanno più o meno si che luli lo abbia giudicato poco idoneo a un certo punto. E che, coerentemente col suo carattere deciso e tutto d'un pezzo abbia deciso di andare oltre. Tipo: preferisco stare con mamma. Che è ovvio che non è cosa possibile. Manco un adulto ci riesce un altro po', figuriamoci una nana, femmina poi. E quindi poi ci ripensa. È combattuta. E nel mezzo ci siamo noi. I punti fermi. Che non sappiamo che pesci prendere. Che non la puoi costringere a stare col papà. Che però poi se ci ripensa che fai? Era meglio insistere? E ieri è andata così. E lei è tornata da me ( il fratello no che non posso manco pensare di dire a lui scegli da chi andare tipo a chi vuoi più bene..). E poi peró io l'ho dovuta sgridare ( che ha interpretato il bianco del frigorifero come un'invitante tela da pittore, e lei era il pittore ovvio) e allora lo sconforto l'ha assalita. E i lacrimoni tra un vojo papi e un volevo dommire da papà, sembravano non finire più. E io per un attimo mi sono sentita persa. E ora mi chiedo: che si fa?
Aiut


23 aprile 2012

quasi quasi..



c'è che a me piace lo shopping...maddai??? si certo. ma quello per le persone. per me. per i bambini. ad esempio non troppo quello per la casa tutto sommato. o meglio, anche si -che sono onesta mi piace comprare in generale- ma meno. molto meno. tra un lampadario e un paio di scarpe non ho dubbio alcuno. ma anche tra una tenda e un profumo eh. Insomma, avete capito. E mi piace scegliere le cose, osservare le tendenze e seguirle. Sono una gran criticona anche, e non vi nascondo che un passatempo che adoro è starmene con Lui (che è mooolto peggio di me, e in più lavora nel settore abbigliamento ecchetelodicoafà) a guardare la gente che passa e dare libero sfogo a quei pensieri che non, perchè poi sei politically scorrect, quelle cose insomma che a un bambino gli tappi la bocca perchè non si dice. E ce n'è di materiale eh, eccome se ce n'è. Che io non capisco proprio perchè a un certo punto è come se alcune persone abbandonassero completamente la cura di sè. Ma perchè??


































Perchè?? perchè i mutandoni della nonna a 30 anni? perchè mai dico MAI un filo di trucco? perchè la sciatteria, la trascuratezza??? Io non la capisco. Non l'ho mai capita. sarò malata, ossessiva-compulsiva nella mania di abbinare le cose, di essere sempre  a posto dalla testa ai piedi, non lo so. Che poi lo faccio per me eh, mi fa piacere. Non per il mio compagno. non se sono a caccia. A prescindere. Mi piace metterci attenzione. Nella cura dei dettagli. Anche se non ho voglia di pensarci troppo e mi infilo un jeans e una maglietta. ma con gusto. No perchè qui c'è un'invasione invece. Il cattivo gusto impera. Parliamone. Vedo cose che voi umani... e allora mi è venuto in mente un progetto altruista. Di quelli che danno un senso alla tua vita insomma. Iniziare una rubrica "fashion" a 360°. Così, giusto nella speranza che qualcuno si faccia una domanda...e si dia anche una risposta (e magari chissà, anche il mio ex marito smetterà di usare mia figlia tipo tavolozza nella ricerca dell'accoppiamento perfetto ;)) ...che ne dite??



18 aprile 2012

...e se poi si rompono le uova?



capita. capita di trovarsi in situazioni che sembrano lisce e tranquille, einvece. A me succede almeno. E mi capita con persone a cui magari tengo anche. Che dici una cosa che per te è A. Quella capisce B. e allora cerchi di spiegare. E fai peggio. E a un certo punto ti ritrovi ingarbugliata in discorsi, frasi e umori che...ma come ci siamo arrivati a questo punto?? Uff. E allora? L'altro giorno a questo proposito ho rispedito dritte dritte al mio cervello diverse battute, osservazioni, pensieri. Che se li avessi detti chissà, magari avrei rotto un equilibrio.  O forse no. E ho scritto questa cosa su twitter, che sono diventata una di quelle che ci pensa e ci ripensa e poi alla fine chissà sta anche zitta. E gli uomini a un certo punto mi hanno eletta donna ideale, e molti forse l 'hanno presa come una nota positiva, ma io invece no. Nel senso. Amo la libertà di espressione. Amo la libertà in generale. L'idea che ognuno possa esprimere se stesso in tutti i colori e le forme che ha. Senza schemi. Senza rigidità. Sono una di quelle che ritiene sacrosanta la sincerità, nel senso dell'assenza di vizio in un rapporto. Ci si dice quello che si pensa. e punto. Certo, fatto salvo il fondamentale diritto dei cazzi propri, ovvio. Senza mai costrizioni. Nè nelle cose offerte nè in quelle attese. o tutto crolla. E quando succede che si deve pensare troppo a cosa dire a me non piace . E quando ti accorgi che c'è un qualcosa che ti tiene, anche se è sottile, trasparente, allora no. Che non è che ti preoccupi degli altri in modo sano. Ma è che temi di essere fraintesa. Di incrinare. E' che stare zitti sembra la scelta migliore.  Anche se la detesti. Perchè una parola potrebbe romperle tutte quelle uova che stanno lì. E allora poi lo sai, che anche un pezzetto di te andrebbe in frantumi, e dovresti ricucirlo. E non ti va. Ecco


28 marzo 2012

il gioco del quindici e la cabina armadio: nel mezzo IO

Il fatto è che casa mia non è piccola, è diversamente grande. Tipo quella battuta di Aldo Giovanni e Giacomo (si, confesso, in una vita passata ho visto i loro primissimi film che l'avvocato ex marito era pazzo per loro...e vabbè, ma è un bravo ragazzo su su) "E se siamo in tre in uno spazio di uno"...e quindi noi siamo in quattro nello spazio di due, anzi a dire il vero siamo in quattro più un pezzo. NO. Non vi sognate strane cose tipo un alieno che cresce nella mia pancia piuttostomisparo, il pezzo è appunto il mio ex marito che perfettamente coerente ha lasciato pezzetti qua e là che chissà quando verranno recuperati, io di fargli gli scatoloni proprio proprio no, grazie. E quindi. E quindi la casa è esattamente 54 metriquadri. Hai presente? si esatto, quella dimensione perfetta...per una coppietta. eh ma noi siamo QUA T TRO. esatto! E ancora non ho dato retta a quella voce malata e folle che mi dice :prendi un cane, prendi un cane, che i cani sono così belli, che i bambini lo adorerebbero e tu anche...(tra parentesi per me il cane è il CANE, tipo pesa almeno 20 kili, ed ha una certa imponenza sennò che cane è? un bonsai???) Anche se ho seriamente considerato l'ipotesi di prendere le tartarughe del mio nonnino, se non che Lui alla mia raggiante proposta "Che dici? prendiamo noi le tartarughe??" Mi guarda e fa :"le tartarughe?? 'na bella rottura di cazzo eh ?" O.O (ecco si, in effetti non avevo considerato la storia del fannolebucheovunque scappano edoeluleprendonoapicconate...vabbè, il mio era stato uno slancio di cuore) comunque...sto divagando.
Insomma casa mia io la amo alla follia, ve l'ho già raccontato qui (e sì, la amo nonostante il vicino spaccamaroni che alla fine mi tocca rifare il terrazzo sigh sigh e ancora non ho capito come spostare i miei 7 rincospermi di 10 anni, ma quasi quasi ci scrivo un post apposta e chiedo consiglio a @lefunkymamas) MA. Ma ogni tanto io divento claustrofobica. Diciamoci la verità, ogni spesso. perchè vorrei tanto tanto avre uno spazio in più. Che io passo la vita a giocare al gioco del quindici. Ve lo ricordate?? Quello che devi girare tutti i tasselli per incastrarli nel modo giusto, che s ene sposti uno poi devi spostare tutti lie ltri perchè di spaizo libero ce n'è solo uno. Ecco, appunto. Lo spazio libero non c'è e quindi è un gioco di incastri. Che lo spazio libero è come l'energia: non si crea nè si distrugge, in qualche modo si trasforma. E adesso infatti c'è il cambio di stagione da affrontare...OH MIO DIO. il cambio di stagione è il male. Sono scatole e scatoloni che fanno su e giù dal soppalco all'armadio transitando per il pavimento, quello che mia nonna chiamava "lo stipo grande", verità popolari. E io quando faccio il cambio di stagione divento una specie di animale idrofobo, non parlo: ringhio. Soffio come una gatta a chi mi si avvicina e inveisco contro chiunque sia vagamente collegato a qualunque cosa si metta sul mio cammino. Tipo: i mie ex suoceri che mi hanno regalato quella cazzo di scala che è troppo lata per entrare in bagno col soppalco e va messa di traverso senza aprirla e sbatte contro il muro e lascia i segni ecchecazzo.  Capitemi. La mia è una vita difficile. Vi prego. Aiutatemi. Regalatemi una cabina armadio. E' il mio sogno numero uno. Tutti dicono che dovrei fare un secondo bagno...ma sai chemenefregaame del secondo bagno??? IO VOGLIO UNA CABINA ARMADIO, oh. Stateci voi con due bagni, che mica poi ci posso mettere le scarpe, eh.

Va bene pure di Ikea, davvero. Vi pregoooooooooooo....poi faccio la brava, promesso.





oggi sono indecisa, beccatevi due canzoni và ;PPP( ma non vi ci abituate eh )


26 marzo 2012

Le cose in sospeso...ovvero riflessioni sulla lentezza

Le cose in sospeso. Ci sono persone che vivono come viaggiatori con un ripiano apposta. Una sorta di mensola virtuale su cui appoggiano spesso le cose. Quelle irrisolte, da lasciare li. In attesa. Ecco io non sono capace. Devo essere nata senza quel ripiano che io le cose non le so mettere da parte. Io voglio tutto e subito. Non accetto i silenzi. Non so stare ferma in attesa. Proprio no. E così le cose in sospeso non mi piacciono molto, anzi a dire la verità io le odio proprio. Mi fanno uscire fuori di testa. Come quando ti offendi nel bel mezzo di una conversazione. E allora poi lo fai notare, ma la cosa cade nel silenzio e tu resti li, a interlocuire da sola con i tuoi pensieri. Come quando c'è un problrma e tu lo vuoi risolvere subito, all'istante. Ma l'altro invece sfugge. Come quando si deve fare pace un attimo dopo la litigata, come i bambini. Perche non si possono lasciare le cose li, aspettando che si rimettano a posto. E invece. Invece è successo che Lui è un'artista del sospendere. Mi ha violentemente costretta ai suoi silenzi moltissime volte nel nostro tumultuoso passato. Mi ha costretta ai suoi tempi, biblici a volte rispetto alla mia "fregola" di risolvere le cose all'istante. Eppure mi ha aiutata , moltissimo. Mi ha insegnato tempi e movenze diverse in questa vita, e a volte vincenti tanto quanto le mie frenesie. A volte è ancora quasi impossibile restare sospesa, ma una parte di me, seppure non sospenda nulla della sua esistenza, ha imparato a stare a volteggiare in una bolla di tanto in tanto, e ad aspettare semplicemente che le cose e le persone intorno a me facciano il loro corso...che non le si puó forzare nelle nostre orbite.
Stupore.


Questo post l'ho scritto qualche sera fa, raggomitolata nel mio letto, costretta ed aspettare che i pensieri si fermassero. Lo pubblico oggi, perchè è la giornata della lentezza. perchè secondo me la lentezza è un pò uno stato dell'animo, che a volte dovremmo imparare. Perchè per me la lentezza non è fare le cose con calma oggi, ma è sapere che nella vita ci sono tempi lenti. Che spesso non dipendono da noi, am che dobbiamo saper ascoltare. La lentezza vuol dire saper ascoltare il tempo. Quello di un sentimento. Quello di un errore. quello di una consapevolezza. Quello del dolore. Quello della guarigione.
La lentezza è saper non volere tutto e subito, non volere tutto sotto il nostro controllo, con i nostri tempi. Credo che questa lentezza sia una risorsa essenziale per le mamme, perchè i nostri bimbi non hanno i nostri tempi. Ecco, la mia è un'interpretazione un pò sui generis, ma oggi mi piaceva così...
buona lentezza quindi, a tutti noi.
( e grazie di cuore a baby planner italia per questa bella iniziativa!!)

PS Il mio attimo di lentezza oggi sarà con i miei figli. Un ritorno a casa un pò anticipato, un bicchiere di succo di frutta, il giardino, la terra, i fiori e qualche coccola :)


25 marzo 2012

In bianco e in nero


Mio nonno.  Potrei scrivere un mondo su di lui. un uomo burbero, tutto d'un pezzo. Con una vita lunga, lunghissima e che ha affondato le radici nel dolore, nella lotta, in spazi dove essere un bambino non era consentito. Suonava la tromba, a sei anni, per aiutare il padre vedovo a sopravvivere. Quella musica suonata fin da ragazzino, che da ragazzo divenne la musica jazz suonata con gli americani, quella musica è diventata parte di lui. Ci vuole fiato per la tromba, e polmoni, polmoni più grandi e forti di quelli di un bambino che deve salire su una cassetta della frutta per arrivare all'altezza giusta. E ci vuole un cuore più duro di quello di un bambino per sopravvivere alla morte della propria mamma. Al lavoro. Alla guerra. Non sempre c'è spazio per la morbidezza, per la debolezza. Non in quegli anni, in quella società, non per lui. Che la musica se l'è portata dietro, sempre. Che è diventata quella dei tasti bianchi e neri di un pianoforte a mezza coda, dove l'ho visto seduto mentre ad occhi chiusi ancora soffiava nella sua tromba immaginaria, anche se la musica non usciva da uno strumento a fiato ma da uno a corde. Quella musica gliela ho messa nelle orecchie con gli auricolari del mio iphone qualche mese fa, quando non è stato bene ed era in un letto di ospedale infastidito e stanco. E subito il suo cuore ha trovato pace. Io sono stata la sua nipote. L'unica femmina. La sua nipote femmina preferita, diceva per prendermi in giro. Io una testa dura, e calda. Troppo per lui, che ti azzittiva con un "che ne vuoi sapere tu giovine!" Io che mi sono scontrata con lui e la sua rigidità da che ho avuto voce. Eppure lui c'è sempre stato. A dirmi se avevo bisogno di qualche cosa. A chiedermi che avevo mangiato, che sembrava che tutto ruotasse intorno a quello, e forse, a ripensarci oggi, quando ha vissuto la fame vera davvero pensi che basti avere la pancia piena per sapere che in qualche modo le cose andranno bene. A chiedermi "quando vieni  a trovarmi?" mentre lo stavi ancora salutando sulla porta. ad abbracciarmi commosso al mio matrimonio. A guardare i miei figli. A sentirli cantare e dire che sono stonati tutti e due, non è vero che cantano bene. A insegnarmi sempre  e comunque come si doveva vivere, che lui lo spaeva e io no. A raccontarmi della sua vita. A leggere frasi di Eduardo. A rifilarmi continuamente sketch di Totò, che vedeva ridendo fino alle lacrime. A sindacare sempre, su tutto. A dirmi che dovevo darmi una mossa all'Università. Ad essere fiero die miei voti a scuola. A chiedermi del mio lavoro. A chiedermi dell'avvocato, mio marito. A non sapere, della mia separazione, della mia vita da sola, della mia nuova storia. A discutere. Con i figli. Con la moglie. Con i nipoti. Lui che è stato il padre severo e irraggiungibile di mia madre. Che è tagliata con l'accetta forse proprio perchè è stata sua figlia. Mio nonno. Nella mia testa si sovrappongono ricordi di due persone quasi. Perchè poi c'è stato quest'uomo, anziano. Che ha avuto la forza di dire la sua finchè ha avuto fiato in corpo, ma che ha mostrato una fragilità senza precedenti quando ha perso sua moglie. L'ho visto guardare mia nonna con gli occhi carichi di una dolcezza incredibile, supplicarla di guarire durante tutta la sua lunga agonia, pregarla di non lasciarlo solo. L'ho visto toccarla l'ultima volta con le mani affamate, coem se dovessero raccontare a quegli occhi ormai ciechi, ogni tratto del suo amore che stava per lasciar andare per sempre. L'ho visto incazzarsi e disperarsi di essere rimasto proprio lui qui, lui che doveva andarsene prima, che pure questo voleva decidere. C'era un mondo che era venuto in superficie, quello fatto della sua durezza e della sua fragilità, che lo ha reso incredibilmente caldo e vivo, nel ricordo che oggi ho di lui. Se n'è andato un mese fa, nel sonno, in silenzio. Aveva 92 anni. E quando io l'ho visto lì, in una pace che aveva desiderato così tanto, mi sono sentita quella nipotina piccola piccola di fronte ad un nonno grande ma tanto più vicino. 

C'è stato un tempo della mia vita in cui ho scritto tante poesie. Proprio mio nonno era disposto a finanziarne la pubblicazione. Non le ho mai pubblicate e le conservo gelosamente in un cassetto. Una copia ne aveva lui, con questa in copertina, per i suoi 80 anni. 



Nascosti da espressioni accigliate,
dietro ad una fronte corrugata
colorita da grigie e folte sopracciglia,
si spiegano racconti di vita andati;
regalati da un tempo passato
tra le note di un piano
in bianco e nero.
E’ lì che incontro
un uomo dallo sguardo intenso,
che mal cela
il suo cuore grande
ad una bimbetta ormai cresciuta.
Le sue parole allora,
lette in una musica dolce,
appaiono vana difesa
nel loro suono scorbutico
e sanno far trasparire
solo la saggia bontà
di uno spirito profondo.
Parole dure,
a volte scostanti
pronunciate da voce dolce
che sanno raccontare un’esperienza amara
e dar voce ad una presenza custode e attenta
accanto a chi custodisce nel segreto della sua anima.
E’ nascosto in un forziere
questo buon cuore
che raramente si apre a sguardi indiscreti;
l’accesso è negato
a chiunque non abbia pazienza e amore
di attendere che il silenzio parli;
si udiranno allora
le parole sagge
di chi difficilmente
sa mostrarsi vulnerabile
agli attacchi dell’affetto.
Oltre questa scorza
ti ho incontrato,
in un sorriso sincero,
in una lacrima furtiva,
in una brusca carezza;
tra le note del tuo pianoforte
ho ascoltato la tua musica
e ho scoperto il saggio
che cammina accanto a me,
con sguardo severo
e passo sicuro;
mi sono lasciata cullare
dal tuo affetto,
sapendo che mai si esaurirà.
Continuo, ora,
a muovere i miei passi
sicura che quando mi volterò
saprò ancora una volta
incontrare
il tuo sguardo buono
e aprire la tua fortezza
per ascoltare il tuo cuore.




21 marzo 2012

La capacità di solitudine

è ovvio che io sia molto stressata in questo momento, che ci sono dei pensieri talmente ingombranti nella mia testa che faccio fatica  ad ignorarli, nonostante non abbiano granchè soluzione e lasciarli da parte sia l'unico modo per andare avanti. E quindi non so se sia per quello, o se invece è solo che la misura è colma. Mi chiedevo qualche sera fa, come funziona? C'è un limite entro il quale noi, il nostro cuore, il nostro fisico, la nostra testa, siamo disposti  a tollerare? Una capacità? Che poi a un certo punto raggiungi la misura e basta, da lì in avanti non se ne può più. Perchè io mi ci sento un pò così. Un pò come una che quel limite l'ha raggiunta e allora ha una capacità di tolleranza che è molto molto più bassa. Più bassa di quello che dovrebbe essere. Più bassa del necessario.
La mia capacità di solitudine ha raggiunto il limite. Ecco.
Crescere dei figli da soli è sfiancante. Non credete a chi vi racconta quanto entusiasmante sia avere i propri figli tutti per sè, perchè NON E' VERO. E' favoloso passare DEL tempo da soli con i propri figli. Quando hai del tempo in cui non sei solo. Quando hai del tempo in cui puoi recuperare energia. Quando sai che a un certo punto potrai dire "non ce la faccio" e qualcun altro arriverà a sostituirti. Quando potrai decidere di farti una doccia o semplicemente la pipì da sola. Quando potrai avere mal di testa, o la febbre, o una giornata storta. Ma se tu sei da sola, da sola davvero, non è bello. E' devastante. Perchè sei insostituibile. Perchè non c'è uno spazio per "un attimo, mamma non può, facciamo dopo, chiedilo a qualcun altro, sono in bagno" Tu devi esserci SEMPRE. Devi reggere a tutti i capricci, a tutte le urla e le lacrime, alle litigate, alla voce troppo alta, ai non mi va, agli ho bisogno. Devi coccolare quella con la febbre e tenerle la testa mentre vomita ma intanto pensare al'altro che fa i compiti e che si sente trascurato. Devi consolare nel cuore della notte e alzarti al primo suono della sveglia, e preparare la colazione, e i pranzi, e i vestiti, e non dimenticare nulla, perchè se non ci pensi tu non ci pensa nessun altro. E questo ti crea una sorta di nervo scoperto. perchè tutto quello che più desideri al mondo è una persona al tuo fianco. E' un tuo surrogato, un clone, un'alternativa, un sostegno.
E non te ne rendi conto subito. Perchè sei una che combatte, abituata a reggere nelle situazioni più difficili. Perchè non vuoi che i tuoi figli pensano che non li ami, non vuoi che si sentano difficili o faticosi. Perchè è così, e tu devi farcela.
Poi arriva la sera in cui non ti senti bene. In cui ti senti svenire  e spieghi a tuo figlio cosa fare se mamma si addormenta all'improvviso. E dopo quella volta ti accorgi che ogni tanto quella paura sottile di sentirti male quando sei sola con loro ti corre lungo la schiena, e ti fa sentire un pò meno forte, un pò meno sicura. E tu inizi ad essere più stanca, e poi ti accorgi che sei più nervosa. Ma tieni botta.
Poi la vita cambia. E oggi non sono più sola. E i figli sono miei, e la mamma è sempre la mamma, ma un appoggio ora ce l'ho. Non sono l'unica sopra i 120 cm ora.
E allora? Tutto risolto?
Ecco no. E' questa la parte strana, qui io mi interrogo sulla capacità. Perchè capita che Lui arrivi tardi, o che esca con i suoi amici, ancora rarissime volte. E quando tre mesi fa è venuto a vivere con noi io mi sono chiesta se non avrei sentito la mancanza del mio tempo da sola con i miei figli. Ma invece no. Invece succede che in quei momenti io di nuovo sprofondo nel nervosismo non al primissimo ma al terzo quarto momento di crisi si.. il fatto è che non sopporto più stare da sola. Mi sono resa conto che mi viene l'ansia, che mi sembra di non farcela, di non essere all'altezza. mi sembra di non poter più garantire ai miei figli una mamma comprensiva e paziente, ma invece offro solo una gallina isterica.
E' vero, chi condivide la mia vita, Lui e amici, non fanno che lodare la mia pazienza e la mia capacità di gestire tutto e bene. Lui non fa che ripetere ai miei figli che mamma eccezionale hanno. Ma io non la vedo. Spesso no. E mi chiedo se c'è un modo per recuperare. Per ricreare spazio sotto quella soglia. Se è solo un momento. Se è solo stanchezza.
Perchè poi si sa, chi va con lo zoppo impara a zoppicare. E i nani te lo insegnano, che un sorriso, un ti voglio bene e cinque minuti a tutto volume sono come un colpo di spugna, e si riazzera tutto. E tu ti chiedi come hai potuto pensarlo, di non reggerli, di volerli zitti e dormienti. Almeno fino al prossimo capriccio...




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