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15 gennaio 2013

qualità e quantità, chimere e alibi



Sono giorni che mi imbatto in post, tweets o conversazioni e battute 1.0 sulla questione annosissima del tempo che si dedica ai propri figli.
Che è importante la qualità, non la quantità.
Che non ci si può dedicare solo ai figli.
Che se si hanno figli non si può pensare a se stesse.
Che un figlio non può essere un limite.
Che ognuno ha diritto di seguire le proprie ambizioni.
Che essere una madre non deve essere un handicap.
Ho letto molto sull'argomento della conciliazione, di quella paradisiaca pratica che permette alle madri lavoratrici di trovare il giusto mezzo per conciliare appunto lavoro e famiglia, e quella è un'altra storia.
Io lavoro. Amo il mio lavoro. E' parte di me, non solo una necessità. Ho esigenze di solitudine marcate e non troppo sporadiche. Ho bisogno dei miei spazi. vado in ebollizione se a un certo unto non riesco a stare 5 minuti da sola.
Io sono figlia di una donna che ha cucito a stretto filo il binomio maternità e sacrificio. Che una volta che hai fatto dei figli non puoi mai più non metterti sempre e comunque in secondo piano, di qualunque cosa stiamo parlando, figuriamoci di quelle cose futili e inutili. al massimo ci potrà essere qualche necessità fisiologica. Una donna che ha cambiato lavoro per conciliare.
L'ho sempre demonizzata. oggi la capisco. ma questo è un altro argomento, dicevo.
Veniamo al resto.
Alle uscite serali con le amiche. Ai viaggi di coppia. All'estetista. Alla palestra. Al telefono. Allo shopping. Alla lettura. Al parrucchiere. Ai massaggi. ai week end con le amiche. Ai the con le amiche.
E aggiungiamolo anche al lavoro.
Ma non per forza.
Ecco o anche qui dico : in medio stat virtus.
perchè il fatto è che dal mio punto di vista i figli sono una parte delle mille cose che fanno la nostra vita, ma ne sono una parte ingombrante, ben più di tante altre.
E' che loro li abbiamo fatti arrivare noi in questo mondo, è che noi dobbiamo prenderci cura di loro. E' che noi siamo il loro mondo. E' che loro devono crescere e lo faranno con noi.
E allora io credo che loro meritino un'abbondante fetta del nostro spazio, e del nostro tempo. Non un ritaglio.
Che io merito dei ritagli di tempo per me, sacrosanto, e non vi azzardate a togliermeli.
Ma loro non meritano i miei ritagli, meritano di più.
Perchè lo voglio anche io di più, onestamente.
Perchè la qualità per me la fa anche la non fretta, la tranquillità, la serenità di non essere incastrati tra spesa e ceretta, o tra un viaggio di lavoro e una lezione in palestra.
Ci vuole equilibrio, non nascondiamoci dietro a un dito.
ci vuole rispetto, di tutte le parti in gioco, bambini compresi.
ci vuole di capire che se li abbiamo messi al mondo qualcosa dobbiamo loro, per quanto diffciile e faticoso sia da capire.
Io nelle mamme del bacio della buonanotte e basta non ci credo.
e badate bene, non credo neanche in quei papà. e' da uno così che mi sono separata.
se hai deciso di avere una famiglia è perchè hai deciso di darle un posto nella tua vita.
un posto che richiederà tempo. Hai il dovere di darglielo.
Ed è stata una tua scelta, sei tu che devi dare le giuste priorità e se c'è da sacrificare, sacrificare.
Ho vissuto anni di solitudine con accanto un uomo fantasma. E' un prezzo che non smetterò mai di pagare, nè io nè i miei figli, perchè quell'uomo sarà sempre il loro padre e non ci sarà mai altro uomo nè per loro nè per me che condividerà al 100% educazione e crescita. E' un prezzo alto. Io quando mi sono separata gli ho detto che probabilmente lui non era fatto per avere una famiglia. Lo penso ancora.
Lavoro. Amo fare shopping. ho bisogno di the, vaffè e cene con le amiche. Di week end ioe  Lui da soli. Di andare in palestra. Di farmi un massaggio e una manicure non troppo di rado.
E non potrei mai rinunciare ai miei spazi nani-free.
MA amo stare con i miei figli, guardarli e basta. Chiacchierare con loro. mangiare pop corn davanti alla tv. Cantare e ballare, e ora anche fare yoga. Giocare a mamma e figli. E farlo spesso e con calma.
E poi pensare che non ne posso più e uscire per i fatti miei e pensare a me.
E ci sono troppe troppissime cose nella mia vita e io non riesco a farcele stare tutte, così ogi rinuncio a una e domani a un'altra. Ed è vero che troppo spesso rinuncio a cose che riguardano me, per pigrizia, per senso di colpa, per abitudine, epr facilità, non so. E non è giusto.
MA non è giusto neanche il contrario.
Il tempo per tutto è una chimera.
Il non tempo per i propri figli a volte è un alibi.


21 dicembre 2012

IO L'HO FATTO, ma non chiedetemi perchè please



IL CONCORSONE. Ne parlano tutti, anzi ne hanno parlato tutti fino a due giorni fa. polemiche, giuste, sbagliate. Toni amari. Soliti discorsi. Se non sapete cosa è è il mega concorso docenti con cui il ministro Profumo recluterà 11500 insegnanti in barba alla graduatorie, alla frequentazione della SSIS a patto che si abbia una laurea abilitante conseguita entro un certo anno. Polemica. Giusta, probabilmente. Ma ricordiamoci che 11500 altri posti verranno pescati dalle graduatorie e quindi questa potrebbe essere un'opportunità per chi è non ben posizionato di fare un bel salto ed essere salvato dal precariato con un concorso. Ma ci sono tanti altri motivi di polemica, soprattutto perchè la prima prova preselettiva, che ha tagliato fuori il 66% dei partecipanti, non era attinente, era assurda e bla bla.
E io vi dico la mia.
Premetto che ho una mentalità scientifica con capacità logico deduttive altamente sviluppate. Che sono abituata a studiare. Che nella mia carriera ho fatto vari concorsi.
Io ho fatto anche questo. Non chiedetemi perchè, non lo so. Perchè quando fare il lavoro che ami e che sai fare è un continuo percorso a ostacoli e non c'è mai una luce, pensi che non provarle tutte sia folle. Ti senti in dovere, con la società, con te stessa, col tuo ruolo nella catena di montaggio, sei una madre, i tuoi genitori non sono eterni, il tuo compagno è un precario in una condizione surreale, non puoi non tentare.
Eppure.
Eppure tu sei incanalata nella carriera universitaria. Hai una cattedra in un corso di laurea magistrale in una dell università più prestigiose. Sei una ricercatrice che pubblica su riviste internazionali. Che parla ai congressi internazionali dove qualcuno si avvicina e in un inglese fluente ti fa i complimenti perchè segue il tuo lavoro che è interessante. Hai degli studenti ventenni  che porti alla laurea, presenti davanti ad una commissione a volte con fierezza a volte con un calcetto ben assestato nel sedere. Loro ti chiamano prof e alcuni ti guardano con occhi sognanti pensando che un giorno vorrebbero essere come te. E tu ami tutto questo. E tu lo fai con passione. E lo fai bene, perchè quando esci depressa convinta di aver fatto la peggior lezione della tua vita la studentessa migliore del corso viene  farti i complimenti perchè è stata una lezione interessantissima. Perchè dopo anni dalla fuga del tuo primo studente che non ha retto alla tua esigente severità, scopri che lui è un brillante scienziato e ti dice che è solo grazie a te e a quei sei mesi. perchè ti viene un'idea , un'intuizione e poi ti accorgi che è da sempre che clinicamente si fa una cosa senza chiedersi il perchè e quella cosa e quel perchè sono quelli a cui tu stai  cercando di risponere.
Eppure tu il 17 dicembre alle 17.30 ti sei seduta davanti ad un pc in un'auletta di informatca di un liceo della periferia romana per rispondere a 50 domande che  a tuo parere dessero in fondo una valutazione di quella che tu consideri capacità intellettiva, capacità di elaborare, dedurre informazioni, dare risposte. Insieme a persone tanto lontane da te tu hai affrontato quella famosa prova. E l'hai superata. A pieni voti. 1 errore. 2 domande non risposte perchè sei sempre molto esigente con te stessa e in assenza di certezza hai tralasciato, perchè la matematica non è un'opinione e sapevi che era meglio omettere che sbagliare.
Punteggio: 46,5/50.
Test terminato nella metà del tempo.
OK Cecilia, ti confermiamo che sei intelligente e la tua autostima è salva.
Si perchè io questo concorso lo faccio per la cattedra in scienze delle scuole medie. Le scuole medie.
E non ho ancora capito se possa essere una prospettiva migliore passarlo o essere bocciata.
Perchè cavolo, insegni all'università, hai passato il concorso da ricercatore al CNR risultando tra i primi 20 su 300 e non passi quello per le medie?
Ma anche: cazzo devi mollare tutto e andare a insegnare alle medie.
E io capisco che se un insegnante delle medie precario da anni leggesse questo post probabilmente si incazzerebbe. e in parte avrebbe ragione. perchè è vero che valutare la capacità logico deduttiva non è necessariamente un buon criterio per valutare un buon insegnante, ma a mio parere lo è per valutare appunto la capacità intellettiva. e se a un concorso del genere si iscrive CHIUNQUE, perchè non è fatto dai precari dell'istruzione ( e io che sono in lista per le supplenze e do ripetizioni perchè il mio precariato universitario non sempre mi paga un pò me ne sento parte) ma da tante persone che tentano perchè è il posto fisso,e se sei precario provi qualunque cosa. ecco io il concorso alle poste non lo farei..ma tendo ad essere selettiva, lo so.
Comunque, ora verrà il bello. Dovrò fare un down shifting della mia preparazione scientifica per poter affrontare i più disparati argomenti della matematica, la fisica, la geografia astronomica, le scienze , la medicina per saper rispondere a domande aperte tra un paio di mesi ma...voglio? Non lo so.
Al concorso qualcuno mi ha chiesto: sei già nella scuola? insegni? E al mio "ahem, in verità sono all'università" le reazioni sono state due: 1. l'occhio impietosito seguito da sguardo ammiccante e pacca sulla spalla 2. l'occhio incredulo e la domanda che ci fai qui?
 Non ho saputo rispondere.
Credetemi snob, l'idea di rinunciare alla carriera che amo per la scuola media è faticosa, parecchio.
Però complimenti Cecilia, sei stata brava pure questa volta, hai visto mai che nella vita...

23 ottobre 2012

#choosy a chi??

Non potevo esimermi dal fare un commento.
Ne farei uno lapidario se potessi, come molti hanno già fatto in rete, ma invece voglio spiegare.
Che è facile dire che i giovani sono schizzinosi. Che le aule universitarie sono piene. Che si laureano tutti e poi nessuno va a lavorare, Che per fortuna che ci sono gli extracomunitari che lavorano perchè gli italiani certi lavori non li fanno.
E' facile.
Non è del tutto falso, siamo onesti.
Perchè io all'Università ci "lavoro" (e uso le virgolette perchè di fatto se ti pagano 6 mesi su 12 e ti pagano meno di una commessa, senza INPS, ferie, permessi etc non so se si chiama lavoro, ma diciamo di si). E ci sono tanti ragazzi che studiano e non dovrebbero. Perchè dovrebbero fare altro. Tanti. Vengono da regioni in cui per tradizione e per possibilità non c'è modo di andare a lavorare subito dopo il liceo o l'istituto tecnico. E allora li spediscono a studiare. A Roma. La metà + 1 dovrebbero andare a lavorare. lo so.
MA non ci sono solo loro.
Ci sono tante persone, anche meno giovani, che hanno una formazione con i controcoglioni e il lavoro non ce l'hanno. Che vengono sfruttati. Che lavorano molto al di sotto delle loro possibilità.
Non sono i neolaureati viziati di cui parla la ministra dei miei stivali. Sono persone adulte, padri e madri di famiglia, che in questo momento della loro vita e della loro carriera dovrebbero raccogliere dei frutti. Quelli su cui lo stato ha investito e che ora dovrebbero ripagare in produttività. Quelli che uno ogni tanto va all'estero e se ne fa un caso nazionale, e io ogni volta non capisco come si possa stuprirsi di uno che va all'estero quando il vero stupore è nei confronti di chi potendo andare invece resta.
Ecco per quelli varrebbe la pena ricordarsi cosa dice l'art. 4 della Costituzione Italiana (La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.. )

E ricordarsi che il ministro Fornero dovrebbe garantire quel diritto a tutti, non solo a quelli a cui è facile fare una lavata di testa ogni tanto.




3 luglio 2012

BOH parte 3...e quindi? like a rolling stone..

Oggi è tornata la portantina del dipartimento in cui mi trovo. E' una donna sulla cinquantina, tanto carina, e spesso ci prendiamo il caffè, io,lei, la segretaria del prof e la mia capo. E mi dice : come va? e si riferisce al fatto che la mia capo va via...e io le ho risposto la verità: bene dai, resisto. perchè io sono una resistente. Lo so. Lo so dalle mille cose della mia vita, e dal fatto che io mi trovo sempre a fronteggiare situazioni in cui devo resistere. Nella lunga storia tra me e Lui io mi ero fortemente attaccata a questo simbolo qui


è l'ideogramma cinese che sta per REN, che vuol dire "to endure".
"The character “Ren” (忍, forbearance) is composed of the element “xin” (心, heart) which represents the meaning, and the element “ren” (刃, knife blade) representing the sound  ”Ren” which means to endure, to forbear, and to tolerate. It also contains the connotation of self-restraint and self-control. The character “Ren” (forbearance) is formed by placing the “knife” over the “heart,” as if implying “Ren” (forbearance) is not easily achieved by ordinary people, but requires a higher level of cultivation, discipline, and will." (http://talesofwisdom.com/2009/08/the-chinese-character-ren-%E5%BF%8D-forbearance/)
E volevo tatuarmelo.
Poi mi sono anche rotta i coglioni di resistere e non l'ho tatuato. Ma invece forse....tanto pare che non ci sia granchè tregua per me. E allora resisto.
Che vuol dire??? Vuol dire....che lo sapete che la mia capo va via (BOH parte 2) e anche che io sono un pò diciamo in riflessioni varie (BOH parte 1). E che capperi non so che dveo fare, di me e della mia vita, forse soprattutto perchè non ho elementi a sufficienza, che ne ho tanti ma confusi .
Il giorno dopo la lieta novella della partenza imminentissima della mia storica capo, passata l'onda del wow che figata e in fase cazzo che stronza, io ho mandato un curriculum, in un posto. Che mi hanno detto è un posto figo, fanno cose fighe, prova. se per caso sono inetressati è un'occasione.
E vabbè...proviamo. Tempo due ore dalla mia mail mi convocano per un colloquio la mattina dopo. Che ovviamente era la mattina della pagella del piccolo edo. E la mai prima reazioen è stata :non posso, ho la pagella!  poi di fronte a me c'era la mia amica quella che sei una cogliona non pensare a queste cazzate vai, e io sono andata. ed è andata bene. nel senso che loro mi hanno detto "beh, ora tu pensaci e facci sapere cosa decidi" E la mia amica che mi aveva dato il contatto tipo così O.O cioè ti hanno detto che sei tu che devi far sapere a loro????? Se non dici di si io non ti voglio mai più sentire, questa è un'occasione!!
e quindi, direte voi, bene no??
Si ok, in prima battuta ero a mille. Poi un pò di ansia. Poi divorata dallo stress.
<perchè ve l'ho messa giù un pò facile.... e invece, ecco i dettagli su cui riflettere.
tipo:
-ora esattamente cosa fa lei? Il dottorato ce l'ha già?
-beh ecco, si. il dottorato l'ho preso SETTE anni fa, poi assegnista di ricerca per 5 anni...ora sono con un contratto in scadenza e ho fatto domanda per un assegno di ricerca. ma sa, sono una di quelle figure un pò critiche ora all'università, dovrei diventare ricercatore...
- eh si, cero io una garanzia sul futuro non te la posso dare ma sai quei 1000 € al mese per i rpossimi 3-5 anni li trovo dai
-si certo...ma che tipo di contratto? i co.co.co non si possono più fare
-vabbè dai poi quello si vede, contratti, borse di studio.. ma tu quindi che tecniche sia fare? tutte queste?
-si certo...più o meno tutto tra biologia molecolare e cellulare, e lavori in vivo..
-ah si, ma sei di Roma? no perchè noi siamo tutti di fuori. E beh, poi c'è una cosa, qui serve la reperibilità , anche notturna, se c'è da fare i trapianti..
-si certo..

Avete letto il colloqui con IL PROF.
E ora io vi dovrei spiegare che nei mie 12 anni di carriera io sono cresciuta  e parecchio. che faccio la ricercatrice e certo che so fare tante tecniche e che io lavoro al bancone, e i piace anche MA io faccio molto moltissimo lavoro di testa. studio, scrivo, progetto. Elaboro. Ho un gruppo di studenti e dottorandi che formo e lavorano con me. Sono al responsabile di un gruppo di ricerca. Che è diverso dall'essere la biologa in un gruppo di medici che devono afre tanta clinica e hanno biogno di uno che si smazza il lavoro sperimentale h24. Io quello l'ho già fatto. Ho fatto, appunto, al dottoranda. Circa 10 anni fa. ed è stato bello. L'ho fatto con amore e passione e dedizione. Di lavorare il sabato e la domenica. e di staccare i punti degli esperimenti a mezzanotte. Adesso anche no. Perchè mi posso sempre organizzare, non è solo perchè ho anche una vita, perchè ho anche due figli che si ce li ho, e se penso a loro non mi sento una cazzona che non è interessata al suo lavoro. Ma soprattutto perchè ho quasi quarant'anni e l'epoca in cui fare tutto questo per scarsi 1000 euro al mese  perchè poi forse magari chissà potrebbe essere che ti diano un posticino tra 5,6,7 anni, ecco,quell'epoca è passata.
E questo gruppo fa delle cose molto fighe e molto interessanti, davvero. di quelle che aggiungono un quid al mondo. Ma sono sicura che c'è posto per me? Che il gioco vale la candela?
non lo so.
non lo so
non lo so.
Mi ci sto arrovellando il cervello da dieci giorni e non ne vengo a capo.
L'alternativa è restare dove sono e giocare a fare la ricercatrice a tutto tondo per un anno sicuro. ( e in tutto ciò il colloquio per il mio assegno è tra una settimana, e io ho tutte le carte per vincerlo). E vedere che succede. e guardarmi intorno. E cercare un'alternativa che sia giusta sotto tutti i punti di vista.
E forse alla fine c'è solo che le valutazioni sono tante, e che solo ciascuno di noi sa veramente quale valore hanno le cose nella propria vita, perchè la vita è fatta di momenti e di giornate e non solo di mete, ceh come ha detto qualcuno è il percorso che conta, e io dico si, conta anche quello.


PS Nel frattempo ho chiesto un secondo colloquio per capire bene i termini economici e temporali della cosa
PPS Nel frattempo è uscita un'altra mezza occasione di tutt'altro tipo, in un laboratorio analisi, che pur sempre patologa clinica divento e magari mi piace anche
PPPS Proprio la mattina del giorno in cui la mia capo mia ha detto dei suoi piani il nano Edo mi aveva dato una lettera per lei, in cui le diceva che non poteva farmi lavorare così tanto...e l'altro pomeriggio in uno slancio di "pancia" ho chiesto ai meii figli cosa ne pensassero se sarei stata più con loro l'anno prossimo? perchè ecco...l'idea mi piace, di essere autonoma e gestire il mio tempo in modo intelligente cercando di non penalizzare nulla...
PPPS mi sa che al posto di ren, che alla fine vuol dire più pazienza che altro, mi tatuerò qi, che invece vuol dire energia. E' proprio proprio quello che stavo cercando...


In italiano non esiste un vero e proprio equivalente
per il termine cinese "qi", l'energia spirituale tradotta letteralmente come un "vapore" che costituisce
tutte le materie, compresa la vita umana.
Il carattere superiore di "qi" significa respiro
mentre l'ideogramma inferiore e' quello utilizzato
per indicare il riso.
"Qi" rappresenta dunque per i cinesi il soffio universale della vita che ci permette di esistere
e di sopravvivere, un elemento essenziale quanto
il riso nella dieta dei cinesi.


25 giugno 2012

BOH-parte 2 (la situazione si è complicata)

Era un giorno di luglio di dodici lunghi anni fa. Ero emozionata perchè avevo capito che la biologia e la ricerca erano parte di me, nelle mie corde. E la scelta del laboratorio in cui fare la mia tesi sperimentale non era da poco, era un'occasione di fare, di capire se davvero era quello che volevo. Già ero arrivata alla scelta del corso di laurea a fatica, dopo essermi scornata con l'Ingegneria chimica (eh maddai che lo sapete che non sono normale, che vi aspettavate???) , volevo essere sicura. Perchè mi piaceva l'idea. Di studiare cose importanti. La ricerca applicata alla medicina. non fatta tanto per. Mi piaceva l'idea della terapia genica. Ma in quel momento lì non c'era posto. Così decido di andare a vedere anche questo lab. Fuori dall'università, addirittura più vicino a casa. Argomento interessante anche se non propriamente il mio sogno. Il mio colloquio andò bene e alla fine io decisi sul mio istinto. La capo, una giovane con una pancia di otto mesi, sorridente e molto "easy" mi era piaciuta. Ho dato il mio ok. E ho cominciato la mia carriera. Sono stata la sua prima studentessa. Cresciuta con lei. Diventata suo insostituibile braccio destro. volevo diventare essenziale ed insostituibile, ci sono riuscita. Mi ha proposto un dottorato. Poi un assegno di ricerca. Mi ha affidato tutti i progetti del gruppo. Gli studenti. Poi i dottorandi. Sono diventata il suo gruppo. E io ho potuto fare ricerca. Bene. Con la testa. Con il cuore. Crescere. Imparare a fare questo lavoro a tutto tondo. Misurare le mie capacità. Sono cresciuta così tanto che ad oggi le nostre due figure sono quasi incompatibili, perchè io sono completamente autonoma e sono una sua collaboratrice più che una sua sottoposta ormai da tempo. Sono in quel momento in cui dovrei avere una posizione. Un mio gruppo. I miei finanziamenti. Il mio spazio. Questo paese e questa università non me lo permettono. La riforma Gelmini ha fatto sì che questa possibilità diventasse solo per pochi. solo per chi ha i soldi. Se pensate che i soldi vengano assegnati in modo meritocratico, fatevi un giro altrove, che in italia la meritocrazia non c'è, ancora non l'avevate capito? Quest'anno io ho lavorato guadagnando meno di una commessa, una colf, una segretaria, fate voi.Ho lavorato gratis per sei mesi. E ora prendo meno di un dottorando. E non ho neanche i soldi per lavorare, che è anche peggio. Mi arrabatto, aggiusto il tiro, mi ingegno. Probabilmente non salverò il mondo, ma il mio piccolo lavoro qualcosa a questo mondo aggiunge. E queste sono solo alcune riflessioni. La mia capo è anche lei in difficoltà. Tanto che si è dovuta "vendere" ad un prof, che ci ha preso sotto la sua ala. Uno che ha il suo gruppo. Che ha le sue protette. Che non fa ricerca. Che ha bisogno della ricerca perchè ai medici la ricerca serve per fare carriera. Questa è un'altra delle cose strampalate di questo paese. E tanto spesso i medici credono che i biologi servano solo alla manovalanza, che la testa è un accessorio. Ma no. Io sono stata fortunata. E ho una testa che gira. E ho trovato chi ha lasciato che girasse. E questo ha mandato avanti me (che ho un curriculum molto buono) e lei. Ora che succede? l'altra settimana, davanti a un caffè e con un vento caldo torrido e il mio vestitino svolazzante che si attaccava alla sedia, lei mi ha detto che parte. Che va in Svizzera. Ad agosto, non tra sei mesi. Va in aspettativa. E fa bene.
Ora, è passata meno di una settimana e ci sono altre cose che dovrò raccontarvi perchè abbiate chiari tutti i pezzi del puzzle. Ma nella mai testa hanno irato e girano i pensieri più vari. -Beata lei-Fa bene-Cazzo_poteva dirmelo prima-E io? -e io? -e Io?  Rimango qui con la possibilità di fare la ricercatrice in autonomia completa, con un corso di didattica pieno, due studenti, magari un dottorando, e un anno davanti (la prox sett ho il colloquio per un assegno di ricerca) per misurarmi... o la va o la spacca.
MA resto con un prof che non ho ben capito se ha chiaro chi sono io, anzi no. in questo anno non ha mai parlato direttamente con me di lavoro, ma sempre con lei. Mi ah troppo spesso costretta ad interagire con la usa pupilla nonchè delfino nonchè futura ricercatrice che farà carriera anche grazie al fatto che io pubblico e metto il suo nome, mi ha chiaramente detto che i soldi per un posto ad ricercatore per me non ce li ha. Pare che non mi veda molto stabile. Ha chiesto alla mia capo di non dirmi nulla della Svizzera sennò me ne sarei andata.
Inutile dirvi che al'Università se non sei sponsorizzato ad qualcuno non vai da nessuna parte, figuriamoci se sie da solo, solo, solo. 
Non ho un dubbio, nè due, nè tre, ne ho diecimila.
Certo un anno in autonomia, esattamente quello che ho sempre voluto. L'autonomia di scrivere dei progetti. la sfida della gestione totale degli studenti. La sfida della gestione totale di un corso di insegnamento. La possibilità di organizzare i miei tempi, e conciliarli anche con la mia esigenza di vivere. La possibilità di far cambiare idea a sto zuccone che non sto solo con la pipetta in mano ma cazzo ho una testa che va a duemila, sfruttala!!!
Il rischio di impazzire dietro ad una futura ricercatrice che ha cinque anni meno di me, uno stipendio che è il doppio del mio, è sempre in mezzo a tutte le cose. Anche però la possibilità di diventare il suo alter ego: lei la clinica, io la ricerca; guadagnarmi uno spazietto che poi SE ci finanziano quel progetto SE lui vince un concorso SE....eccetera eccetera chissà che succede.
Il rischo immenso che io prenda una decisione su quello che una situazione potrebbe diventare e non su quello che è, una delle mie attività preferite, in cui sono tragicamente ferrata.
Ok. Vi ho riempiti di parole usandovi come mio sfogatoio personale.
E non è neanche tutto.
Ma continuo dopo.
Voi sappiate che non è finita...in caso il prossimo post non apritelo neanche ;))





PPS Oggi dovevo consegnare la tesi della specializzazione....BUaahahahahahahahahah :DDDD 

22 giugno 2012

BOH-parte 1 (aka pensieri disordinatissimi in cerca di un capo o di una coda)



ci provo...a scrivere questo post in cui dovrei mettere ottomilacinquecento cose ma che invece vorrei riempire solo di alcune perchè ogni cosa merita il suo spazio...vorrei scrivere un pò come un pot a puntate, qualcosa tipo:della vita di cecilia, del suo recente passato e di quei giorni e pensieri che la movimentarono ancora di più. ma invece...boh, chissà che ne viene fuori intanto io approfitto di questo momento nel mio giardino, con l'aria "fresca" delle dieci di sera, l'innaffiamento che va e l'umidità e l'odore di terra bagnata che sale, e soprattutto della mia scarsissima voglia di fare il mio dovere e lavorare alla mia tesi di specializzazione, che ovviamente spero si completerà ad sola come per miracolo nelle prossime quarantotto/settantadue ore...e scrivo. E magari mi tolgo anche il Macbook dalle gambe che sento un odore poco confortante di bruciaticcio che sale e vorrei evitare di ustionarmi. ma sto divagando, ok.
La domanda è, ovviamente: ma cosa è successo a Cecilia?
Eh sapeste....
me ne sono capitate un pò diciamo.
Ho fatto tante riflessioni di recente. Soprattutto sul lavoro. Perchè io, si sa, sono una che ama il suo lavoro. e io mi ci sono sempre dedicata. Ho sempre ritenuto assolutamente inconcepibile per me, il mio carattere, le mie ambizioni, l'idea di non lavorare. Sempre quasi riduttivo l'idea di fare la mamma-moglie-casalinga. Lecito per carità, ma non cosa per me. E ancora lo penso parecchio. Parecchio. Ma meno completamente. e perchè? Mah... sono stanca. scarica. esaurita. dal mio lavoro. che mi porta via tanto tempo ma non mi da così tanto indietro. Che non mi sta più motivando. Che ha troppe troppe difficoltà. troppe troppe frustrazioni. troppi troppi rospi da ingoiare. troppi pochi riconoscimenti. troppo tutto per scontato. Non più gratificazioni. Tropo italiano. zero meritocrazia. zero possibilità se non si è figliodi-amicodi-presentatoda-mandatoa. Troppo di tutto. Se mi leggete lo sapete. sennò potreste leggere qui e qui e anche qui . E sarà tutta questa stanchezza. e sarà che i nani crescono. e più loro crescono più la loro vita è piena, e veloce. E le cose che ti perdi sono tante, sempre di più. i racconti dei loro pomeriggi e delle loro giornate sempre più lunghi e pieni di aneddoti. e tu non c'eri. Eri in quel buco di laboratorio. con quelle persone di cui sei un pò stanca. a fare cose in cui credi un pò meno. Che forse al mondo non  aggiungeranno poi tanto. Che in fondo poi chissenefrega. E non ci sono mica solo loro. C'è anche tutto il resto...c'è LA VITA. C'è questo blog. Ci sono le amiche. Il tempo delle telefonate. Magari di un aperitivo ogni tanto. Un tempo per te stessa. per andare a camminare. O in palestra. O per piantare quei fiori. O comprare quella poltrona. E poi anche solo il tempo di scrivere un pensiero su twitter. Di prendere la tua Nikon e uscire tu e lei in cerca di quella luce.Di partecipare a un contest. Il tempo di fermare i tuoi pensieri. Di goderti un respiro. Un raggio di sole. Un odore. Il suo abbraccio. L'odore di biscotti che esce dalla testa di un bambino febbricitante (ci avete mai fatto caso? Io sì, i mie figli a 39 odorano di biscotti appena sfornati). Il tempo. Il regalo che chiederei senza alcun dubbio al genio della lampada. a Dio, a chi cazzo vi apre se potesse regalarmi qualcosa: il tempo. E allora ti accorgi che a quella mamma, e sono tante, che ti racconta di come la mattina esce porta i figli a scuola poi si preoccupa di partecipare alle riunioni sistemare casa organizzare delle cose portare le figlie di qua e il figlio di là e anche andare in palestra e dall'estetista, in fondo la guardi con un occhio diverso, e ogni tanto ti accorgi che quella vocina che prima diceva "che palle" ora dice "beata lei". e forse ci vorrebbe solo del tempo. O forse ci vorrebbe un lavoro più gratificante. o forse ci vorrebbe tutto, magari un part time. Non lo so. Io non lo so. E leggo di corsa  e meno di quello che vorrei molte di voi donne favolose che vi siete reinventate o ritagliate un alvoro nuovo, ad casa, con dei tempi dati da voi e vi invidio.
e allora la testa parte in mille voli pindarici e mi chiedo se non posso anche io. E poi mi areno.
E così arriva una mattina in cui parlando ti accorgi che dici proprio queste parole: sono stanca. In questo momento mi rendo conto che basterebbe un'occasione qualunque e io mollerei questo posto e questo lavoro, senza pensarci troppo. "
E dopo poche ore il tuo mondo lavorativo viene sconvolto.
E ecco si, questo post sta uscendo fuori a puntate che questo pezzo ve lo racconto domani (promessa solenne dovessi consegnare la tesi con una settimana di ritardo!)
intanto vi dico che le idee ancora non le ho chierite per niente...e non so, si possono salvare capra e cavoli? si può avere tutto? essere donna, e madre, e moglie, e amante, e lavoratrice, e amica? e fare tutto bene??
si può??
O questa vita è per forza una continua corsa alla ricerca del compromesso migliore ossia con al selezione del senso di colpa giornaliero?? Aiut


PS No, lo shopping non l'ho accantonato. E ho fatto un ordine su sephora on line perchè almeno lo smalto rosso del giusto rosso sulle unghie non può mancare o altrimenti sarei ufficialemente depressa, e invece ancora no. E ho anche scovato un negozietto che ha delle cose svedesi deliziose per i nani, e toh aveva i saldi, e toh è sotto casa mia, costo: 5 minuti netti.



20 febbraio 2012

Nero pece

Eccomi qui..è un momento buio, nero pece. Di quel nero che ti si attacca addosso, che sembra entrarti fino alla gola, che non sembri capace di respirare respiri fatti di aria e non di lacrime, che non sai parlare parole che non siano di rabbia, che in fondo vorresti solo urlare. Perchè le cose sono successe, e tu le hai tamponate, ingoiate, digerite e messe da parte. E sei andata avanti, ancora e ancora. E ancora. Una dopo l'altra, a frequenza sempre più alta...fino a che capita quella un po' più grande. Arriva la botta quando hai la guardia abbassata che ancora stavi rimettendo a posto i pezzi dopo la botta precedente. E allora il colpo te lo becchi tutto. E cadi cazzo. È come se ti arrivassero tutte le botte insieme, all'improvviso ti accorgi di essere dolorante e carica di ogni singolo colpo. Ti volti e le vedi tutte li, quelle cose ingiuste e difficili da digerire che credevi di aver superato. Non le hai superate per niente. Hai creduto di averle azzittite ma lo hai fatto solo fino a che le loro voci non si unissero tutte insieme per gridare ancora più forte. E oggi è quel giorno. E questo momento è quel momento. Mentre sono qui seduta in attesa che la mia dottoranda migliore discuta la sua tesi, quella che io ho scritto con lei, correggendola anche di notte o nei week end. In questo bel momento io sono qui a sentire solo che le mie spalle non reggono più. Ho giá detto che faccio ricerca, con quanta fatica, e con quanto amore. E succede che sono anni che lavoro con la stessa persona. Anni in cui io ho avuto sempre maggiori responsabilità, al punto che faccio io TUTTO il lavoro. MA per me il posto non c'è. E non ci sarà. Perchè lei ha cambiato prof, perchè lei non ha abbastanza peso, perchè lei non ha rotto le palle o chiesto, perchè lei non mi ha promossa. Intorno a me persone con curriculum peggiori del mio a cui si creano prospettive. Alle volte prospettive che si fondano sul fatto che loro godano del mio curriculum. O delle battaglie che ho fatto io. E oggi è chiaro che per me non c'è futuro. Non qui. Difficile pensare altrove in questo mondo italiano dove la ricerca conta meno di zero e dove in un mondo saturo conta da quanto ci sei anche più del come. Difficile credere che tutto quello che ho fatto fino ad oggi non sia servito. Sacrifici. Tanti e pesanti. Mesi e mesi di lavoro non pagato alternato a lavoro con stipendi ridicoli. Figli avuti clandestinamente perchè la maternità non era prevista e avrei perso il contratto. Nottate e week end in laboratorio, poi nottate e week end di studio per prendere tutti i titoli giusti. Sono entrata in sala parto con la tesi della mia tesista di allora (oggi dottoranda) nella borsa, ve l'ho raccontato. La mia borsa, non quella della mia capo. Ho fatto l'ultimo esame della mia specializzazione una settimana prima del parto. E di cose così io potrei raccontarvene tante. E tante. E ho sempre creduto che ne valesse la pena, che alla fine questo mi sarebbe stato riconosciuto. Oltre al mondo scientifico internazionale,quello vero, che mi riconosce un ottimo curriculum. Che l'università me lo avrebbe riconosciuto, dandomi un nome che rispecchi quello che ho fatto. Ma invece no. Oggi il mio ex prof mi ha detto che la mia alter ego avrà un posto. Lei era arrivata dopo di me e mi veniva dietro a ruota. Poi la mia capo se n'è andata perchè non c'erano prospettive e io con lei. Io ho avuto un contratto di 6 mesi pagato una miseria dopo 4 mesi non pagati. Che posso dire? Se avete visto il film "c'è chi dice no" potreste capire. Io quel film l'ho visto e fuori dal cinema ho pianto. Perchè essere intelligente e avere grandi capacità e avere grandi ambizioni e dover concludere che la mediocrità è l'unica possibilità che hai per colpa della società è frustrante. È ingiusto. Ti fa chiedere se il fatto che la maestra di tuo figlio ti dice che ha un intelligenza sopra la media sia davvero una fortuna e non una condanna. Perchè per me è diventata una condanna. E io vorrei che non fosse così per me, vorrei che non fosse così per i miei figli. Ecco perchè io vorrei andare via da qui. Perchè vorrei portare il mio cervello dove possa essere apprezzato e anche sfruttato. Leggetevi l'art.1 della costituzione italiana, e poi ditemi..io non so più credere che sia vero. Io non so più credere in un paese che mi ruba il fiato. L'energia. L'entusiasmo. Questa volta io non so se resisto ancora. Questa volta mi sembra che sia troppo.

18 gennaio 2012

se la testa è vuota, e quell'istinto materno chissà dov'è

questo è proprio uno di quei pomeriggi lì, quelli in cui penso di essere una madre che forse la madre non la doveva fare. Che chissà se quel famoso istinto io ce l'ho, ma forse più no che sì. che mi sembra che la mia energia vitale sia stata risucchiata dal centro della fronte, e che ora escano solo fumo dalle orecchie e fiamme dagli occhi. Perchè mi sento incapace di mettere i miei bisogni da parte in favore di pazienza e sacrificio, quelle due qualità che ogni buona madre dovrebbe avere sempre, a risorsa illimitata, da poter tirare fuori ogniqualvolta, sul più bello, evviva Mary Poppins. Perchè è difficile ammetterlo ma oggi NON MI VA. I nani sono malati da una settimana. una settimana. Settimana in cui sono stata male anche io, impiegando il mio tempo tra pediatra per loro e ospedale per me. E così loro sono in quella fase tra l'isterico e il sovraeccitato perchè non mettono il naso fuori da troppo tempo, piccoli animali in gabbia. E io dietro a loro. Perchè sono mesi che mi dico che finalmente mi posso prendere qualche giorno qua e là per fare qualcosa, qualcosa che mi vada, che mi faccia bene, qualcosa che mi ricarichi. Perchè è un periodo di merda, e lo stress è ben oltre il livello di guardia. E non ho molte soluzioni a portata di mano, se non quella di ricaricarmi altrove e avere l'energia giusta per affrontare il lato oscuro. E così..visto che il mio contratto è scaduto da 4 mesi 4, io lavoro meno e ho tempo. Tempo per la vita. Ho fatto tanti progetti, piccoli, microscopici e non. E anche di godermi il mio spazio di mamma. Ma poi. Ogni volta succede qualcosa, e va così da mesi, per cui poi mi ritrovo sempre più di corsa, sempre meno aria, sempre più incombenze, e io divento sempre l'ultimo pensiero tra tutti. Annaspo un pò. Loro sono stati ammalati e in vacanza per almeno la metà del tempo, e l'altra metà io ho lavorato e studiato. Quindi: no space.
E adesso sto qui, chiusa dentro casa da stamattina con loro che litigano, si fanno i dispetti, combinano casini, urlano..e io vorrei solo che stessero buoni e tranquilli o altrove. Ecco, io-non-sono-capace. Dopo un pò perdo la pazienza. Non riesco a rinunciare completamente a me stessa. A non avere il tempo di una telefonata, o di scrivere due righe, o di andare in bagno da sola, o di ascoltare una canzone. Divento una gallina isterica, urlo, prego i nani di darmi ascolto...aiuto. Forse davvero non è per me, non ho tutta quella capacità di resistenza. Li adoro, non so farne a meno. Eppure...io non so essere solo questo. io non so annullarmi per loro. Ora vorrei buttarmi sul divano con loro e mangiare pop corn e vedere tv, ma devo pensare ai compiti di Edo, ad intrattenere Lu, a mantenere il punto sulla tv...ecco, io chissà se me la cavo?

2 dicembre 2011

Il mio rapporto (difficile) con i mezzi pubblici

Tutto é iniziato a 14 anni, in quarto ginnasio. Il liceo non era quello dive andavano tutti 'che non era tanto buono' ma quell'altro, dove non andava nessuno. Altra strada. 10 km da casa. Motorino:assolutamente no. C'è l'autobus. Il 907. Un numero che ho odiato profondamente. Uno ogni 45/60 minuti. Pressato di ragazzini che andavano agli istitutì tecnici lungo la strada. Strada super trafficata. Peggio delle sardine sull'autobus per almeno un'ora tutte le mattine, e uguale al ritorno. A volte sono andata a piedi, 10 km. Tipo maratoneta. Poi è arrivato il trenino, quasi peggio, poi erano pochi e non coincidevano gli orari. Dopo il secondo giorno di scuola di mio fratello (io ero al terzo anno ormai, primo liceo classico) alla scuola dive andavano tutti, sull'altra strada con autobus un po' meno pieni e un po' meno traffico, poverino, arriva il motorino x lui. Punto i piedi e arriva anche a me. L'anno dopo ho anche cambiato scuola. E non ho messo quasi mai più piede su un mezzo pubblico a Roma. Perchè li odio, e c'é un motivo.
Oggi, 36 anni. Lavoro a sedici km da casa da un annetto. Policlinico Umberto primo a Roma, se lo conosci lo sai che o hai un motorino o la macchina puoi dartela sui denti. Ma io potrei prendere quel famoso trenino e due metro, tempo 1 ora e 15. Ma io e i mezzi pubblici...ehm. Eppure ci ho provato... E anche oggi, per esempio. Trasferta a latina. Ok, prendo il treno. Trenino alle 7.26, le sardine ve lo dico io, stanno molto più larghe. Scene folli, bambini urlanti e madri che pregano di non essere schiacciate. Manco un carri di bestiame. Tanto che ad ogni fermata il capotreno scende e pressa per chiudere le porte, così anzichè 20 minuti ce ne mettiamo 45. Poi il treno, una passeggiata di salute. Poi ci sarebbe il capitolo latina, dove dall'università devi prendere un pullman in una stazione da bronx raggiungere il treno che passa ogni ora e magari anche tornare a Roma. E ancora manca la parte metro e trenino, ma ci penseró tra mezz'ora in mezzo a tutta la scolaresca romana. Non voglio considerare che mi gira il culo perchè ho appena firmato un contratto che dopo l'approvazione della corte dei conti ( quindi tra circa 40-60 gg) mi pagherà meno di prima per soli sei mesi dopo giá tre mesi che lavoro gratis, dico che in assoluto io ho un pessimo rapporto con i mezzi pubblici. Lo dico serenamente, è questione di compatibilità e di coincidenze. Io e loro non siamo compatibili. Mi sono ritrovata sul pullman sbagliato col biglietto sbagliato (e quindi senza biglietto) nella direzione sbagliata...eppure ho fatto gli scout eh, ne la so cavare. È che siamo disuniti dal destino, ecco cos'è. È ora che io me ne faccia una ragione. E continui a smadonnare per il parcheggio ogni mattina, è questione di karma.

22 novembre 2011

Se gli "sticazzi" sono troppi..

Ho in testa tanti bei post da vari giorni. E invece. E in ve ce. Sono stata risucchiata...da che? Non so. Dalla vita direi, dai pensieri, dallo stress. Animale tipico del XXI secolo. Donna, madre, lavoratrice etc etc... Fatto sta. Pare che a volte gli eventi mi rincorrano. Dico mi prendo un giorno, una mattinata, un momento. Poi invece succede questo e poi quello. E il momento non c'è. E sto un pó annaspando...ecco. Poi mi dico che sono lamentosa, rimetto il mio miglior sorriso e vado avanti. Poi capita un'altra cosa. E cosí.. Sono nervosa, e insofferente. Ma ecco qui. C'è stato un concorso, e io l'ho fatto. Sulle forze, studiando nei buchi, cercando di non sacrificare il mio tempo di mamma. E non è andato male, ma non l'ho vinto. Perchè si sa come vanno le cose. E lo sapevo prima di farlo. E intanto io lavoro gratis. E quello che doveva essere un contratto tappabuchi di sei mesi (che ce ne sta mettendo oltre i quattro per partire) è diventata l'unica cosa che ho. E si sa che in Italia è difficile fare ricerca. E che i precari hanno una vita difficile. Lo sa anche il mio ex prof quando mi dice di parlare col figlio impegnato in politica che peró è diventato ricercatore nel mio dipartimento al posto mio per esempio. Ma cmq...io resisto per amore di questo lavoro, ma ci sono giorni che proprio... E poi c'è che Edo non stava benissimo, e abbiamo fatto delle analisi. E ecco, è celiaco. Al 100%. E c'è di peggio, senz'altro. Peró c'è anche il niente. Il liscio. Il tranquillo. Ma poi va bene cosí.. Tante altre cose di cui voglio scrivere vanno alla grande. Arriverà il momento in cui gli sticazzi da dire saranno di meno. Ma oggi ... Ancora no.

11 novembre 2011

L'evoluzione dell'edo-linguaggio...e del mio "riconoscimento professionale"

All'incirca a tre anni, e fino ai quattro avanzati, la conversazione era piú o meno questa:
Edo: mamma come si chiama il lavoro di papà?
Io: avvocato
Edo: avvocato!
Poi..
-mamma e come si chiama il tuo lavoro?
-biologa
-bioccola!!
Che, provate a dirlo come se aveste tre anni, suona piú o meno come broccola...
Ecco, mia mamma fa la bioccola! ...evvai O.o
Edo mi ha chiesto spesso cosa faccio, e io mi diverto a raccontarglielo, è bello vedere come estasiato mi dice "mamma ma tu sai tutto sul corpo umano!". Ed è venuto tante volte nel mio laboratorio, ha fatto il tifo per i miei topini chiedendomi ogni giorno come fosse la loro salute...è un bambino curioso e interagire con lui dà grande soddisfazione.
Ma il massimo è stato ieri sera
-mamma! Devo dirti una cosa bellissima! Sai? Oggi abbiamo cominciato scienze!
-davvero? Che bello! E che avete fatto?
-le piante. E sai mamma? La maestra ci ha detto cosa è la scienza e io ho alzato la mano e ho detto 'mia mamma è una scienziata!' e la maestra mi ha detto 'ah si?' e io ' si! Perchè fa gli esperimenti!'
Mi sono quasi commossa....
Poi...
-mamma cosa sono gli esperimenti?
O.o

6 ottobre 2011

don't settle



oggi è morto Steve Jobs. Io subisco incredibilmente il fascino di questo tipo di genio. il fascino di chi sa dirti con queste parole che devi seguire i tuoi sogni, che non devi mollare. Un genio, un folle. Un uomo che sembra avere una paletta con tutti i colori possibili, e che li usa. Che a volte sembra di poterli toccare quei pensieri così vivaci che si condensano in una nuvola sulla sua testa. che diventano caratteri su uno schermo. Che vanno oltre. E' adrenalina pura, è un'iniezione di coraggio. E' motivante. E' la tangibilità del fatto che ne vale la pena. Io faccio un lavoro che amo, follemente. Il 90% delle persone intorno a me ritengono che io sia folle e irresponsabile perchè lo faccio, anzichè maturamente lasciar perdere e fare un lavoro canonico, sicuro. Ma io AMO quello che faccio. E non credo di essere quel genio. Ma sentire quelle parole mi dà i brividi, e mi rende forte. E allora...stay hungry. stay fool.

27 settembre 2011

e perchè me lo devi proprio dire???

vorrei poter fare un vademecum delle cose che , se anche proprio si pensano, non è per forza necessario che dirle. soprattutto se si stanno per dire ad una mamma. soprattutto se è da sola. soprattutto se corre dalla mattina alla sera...e insomma, soprattutto perchè spesso è meglio farsi i fatti propri.
Del tipo:
"ma perchè sei stanca?? io non capisco..."
in effetti...le 5-6 ore di sonno che separano le mie giornate dovrebbero essere sufficienti a ricaricarmi per affrontare lavoro,scuola di specializzazione, esami, due bambini, casa, e..ah si, vita privata!!
"e di cosa sei stanca?? guarda che i figli ce li hanno tutti"
è vero...giusto. e quindi questo mi fa sentire improvvisamente e giustamente riposata!
"però guarda non avere fretta...stare sole con i figli è così bello!! no?"
senz'altro. il week end, un paio di ore il pomeriggio...è favoloso. h24...ve lo posso assicurare, anche no. Ad esempio può capitare che tu abbia voglia di fare pipì da sola...ma capisco che sono esigenze davvero strane, eh.
"mamma mia, dipingi i tuoi figli in un modo..."
come due bambini di 3 e 6 anni, mediamente vivaci, mediamente sani (non easttamente dei soldatini) che amano fare cose da bambini?? si...sono proprio loro...in QUEL modo lì..
ecco...serve dirlo?? ...ANCHE NO.
Si, sono polemica. ieri è stato un lunedì...di quelli lì, che pure Vasco Rossi c'ha scritto una canzone. e quando sono tornata a casa alle 19, e ho combattuto con i compiti, la cena, i cartoni animati, la cucinetta, la favola, il pigiama, i denti, i piedini, i vestiti per domani, lo zainetto per domani, le matite temperate, i libri da foderare, la buonanotte, la litigata prima della buonanotte, la caduta prima della buonanotte, il ghiaccio e in mezzo ah si, la telefonata alla nonna (l'ex suocera) con "nooonnnaaaaa...io voglio te!! la mamma vuole che prendo un brutto voto a scuolaaa!!!" (no dico...grazie...ma non eravate nella mia stessa squadra voi due nani, sangue del mio sangue, lamammaèsemprelamamma...???!!??)...il tutto entro le 20:30. ecco...ho sentito il bisogno di un adulto. (Si, lui l'ho chiamato ma ieri le coincidenze erano proprio avverse per me...)...
e insomma...ma prima di dire certe cazzate...ma perchè non se lo fanno un giretto turistico da me?!?!


23 settembre 2011

sorry BUT..

Attenzione: questo è un post noioso. Di quelli che mi girava di sfogarmi. E di lamentarmi. Ogni tanto lo faccio...


devo dirlo, con grande fatica, ma almeno per un pò pensavo di avercela fatta. Ho davanti qualche mese di pausa forzata dal lavoro, stavolta senza stipendio ho pensato di lavorare un pò meno, e alla fine mi andava, visto che è un momento davvero critico e faccio fatica da andare avanti. Perchè? beh...basterebbero un paio di parole: ricerca e Italia. Mettetele insieme e avete la ricetta sicura per la depressione. Io sono una ricercatrice di fatto ma ahimè senza titolo, automotivante, autogestita, autofinanziata (spesso), automunita , autocombustente...e chi più ne ha più ne metta. Amo questo lavoro con praticamente ogni fibra del mio corpo, il mio cervello è perennemente settato sull'ON ed ogni occasione è buona per una curiosità scientifica. E per questo faccio fatica a mollare, come avevo già detto agli esordi in questo blog. Tengo duro da ormai dieci anni, ma ci sono giornate difficili, come questa. In cui dopo che hai cmq pensato che almeno hai trovato chi ti paga altri sei mesi, che alla fine hai pochi mezzi ma le tue idee ai congressi vanno da paura, che se alcuni tra i più forti laboratori all'estero hanno pensato quello che hai pensato tu, tu pensi giusto e vale la pena insistere. Che prima o poi qualcosa cambierà, che ne vale la pena..ecco, dopo tutto questo arriva l'ultimo resoconto su come gireranno le cose adesso, nel dopo Gelmini. E più o meno il succo è: Sorry but...non siamo ricchi abbastanza. Perchè ora i posti universitari si pagano. E'legale, eh. lo ha deciso MariaStella. Ahimè...noi tanto ricchi non siamo...
però vedete?? quella foto lassù...ecco, quelle sono uno dei frutti del mio lavoro. Una fatica immonda...è un'isola pancreatica che sopravvive...è favolosa. E' mia.
E allora...io non so mollare. Un modo si troverà.

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