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8 aprile 2014

Saving Grace

I momenti di grazia sono quelli in cui ti accorgi di avere qualcosa di grande tra le dita. Qualcosa che non ti aspettavi, eppure è lì per te. Perchè te lo hanno regalato quattro occhi, che chiedono, pretendono. Perchè lo hai cercato così a lungo, senza neanche saperlo. Perchè è parte di te.
E' quel qualcosa in fondo a un percorso, che quando finalmente lo stringi capisci che è il posto che hai cercato per una vita. Con goffi tentativi di un'adolescente impacciata. Con lo sguardo impaurito di giovane donna. Con il piglio guerriero di una mamma. Con il desiderio profondo di dare sicurezza e forza a chi dipende da te.
C'è solo da respirare, finchè ce n'è, e andare.


16 settembre 2013

una

decidere. una volta per tutte, o forse no.
che la vita ha tanta fantasia, più di te, e sa stupirti.
con nuove possibilità. nuovi tempi.
dovresti ricordartelo tu.
trovare il tuo centro - esiste? -è uno solo?
e metterci radici
che il vento ti scuota ma non ti sposti più -nè ti dia la sensazione di.
capire da che parte stare
di qua o di là
delle regole, delle convenzioni,
del giusto e sbagliato
dei grandi e i piccoli
-c'è un lato solo? -si può?
tenere la testa sulle spalle,
o lasciarla andare lassù, tra nuvole e sogni,
come quando ne avevi a una sola cifra, di anni,
che tutto può essere.
Essere, allora, il giusto
non troppo, non poco.
accudire senza esagerare,
accudire di più,
baciare, abbracciare, scaldare
lasciare spazi,
dettare regole,
stringere i confini,
serrare il passo,
comprendere,
essere responsabile,
sognare,
custodire,
lasciare andare,
ricordare.
donna
madre
figlia
compagna
amica
ex.
la giusta misura,
il giusto posto,
il giusto mezzo.
IO
(tumblr)

(tumblr)


12 agosto 2013

Sensibilità


Sensibilità è la capacità di sentire. Di lasciar entrare sotto pelle, fin nelle viscere, e scuotere, rimestare, sedimentare.
È la capacità di percepire, come se la tua di pelle fosse quella di chi ami. 
È la capacità di ascoltare e sapere, prima. Prima che arrivi il brivido, prima che il dolore punga, prima che la lacrima si affacci, prima che il cuore si scaldi. 
È la capacità di accogliere, e di custodire.  È la capacità di non infrangere, eppure di essere fragili, e lasciarsi scheggiare, e a volte rompere. 
È una dote rara, troppo spesso pretesa e difficilmente ricambiata.




18 luglio 2013

La vita che vuoi

-sto partendo, torno subito che senza di voi mi sento nudo.
parole che arrivano dal bel mezzo di un inaspettato momento di solitudine, in occasione di un matrimonio di amici. In mezzo alla catastrofica ripianificazione di tempi e spazi per imprevisti che non avresti voluto. Che una polmonite a luglio alla tua bambina proprio no. Che d'improvviso lei diventa davvero piccola, ma con una grinta che ci vogliono quattro infermieri più te per inchiodarla al lettino ed infilarle un ago. Che però è sempre lei che corre per i corridoi dell'ospedale cantando, fa gli occhi dolci ai medici e diventa la mascotte delle infermiere. Che allora cambia tutto, e non si parte più. Per quel piccolo presepe che ti riconcilia con il mondo da anni, che ha raccolto sorrisi e lacrime nei momenti in cui eri finalmente lontana da tutto e da tutti, al tramonto, all'alba. Quel gioiello piccolo che ti ha accolta, e che finalmente avrebbe accolto anche Lui, e tutti e quattro. E l'aspettavi questa partenza come una boccata di ossigeno piena dopo un anno di apnee e asfissie che sembra non finire più. 
Ma la vita ha fantasia, e ti muove le carte sotto il naso. E ti ritrovi chiusa in casa per due settimane dove il panorama più ampio comprende lavoro, casa, ospedale, farmacia, pediatra. E scopri, di nuovo, che ci sono risorse nascoste perchè incredibilmente non impazzisci. Scopri il gusto di uscire quando la città si sveglia. Torni in quel posto che è un pò casa. Trovi il tempo di guardare avanti e tentare di aprire nuove strade. Eppure. Eppure un momento di pace, di evasione, di solitudine lo pagheresti oro. Perchè poi si sa che la cattività rende gli spazi più angusti e lascia che escano aculei e che pungano fastidiosamente. 
E un pò hai paura che di nuovo gli equilibri si infrangano, per quelle piccole crepe. Così stai lì, col fiato tirato per non muovere troppo l'aria. 
E osservi. e aspetti.
E poi Lui, che parte per andare a quella festa che doveva essere l'inizio della vacanza di noi tutti insieme. E pensi che un pò lo invidi, che gli farà bene, così il rischio di implosione sarà scongiurato.
E invece Lui ti scrive quelle parole. E allora lo sai, che questa vita faticosa e folle, con Lui e con due figli che non sono i suoi, con un ex marito che è ancora così presente, con gli scontri, i musi, e tutto quello che ci vuole per tenerla insieme, per cui hai lottato e in cui hai creduto, 
ecco questa è proprio la vita che vuoi.


4 febbraio 2013

Cicli

Ci sono stati momenti in cui ho creduto di avere tutto. Di essere a posto. Poi ho smontato ogni pezzetto perché mi sono accorta che era tutto finto, e non così adatto a me. Ho ricostruito. Con fatica, perché le cose fatte con fatica poi ti danno più soddisfazione, dicono. Poi ce ne sono altre in cui sembra che il ritorno non arriva mai. Fatichi e basta. Pensavi di essere su una strada, e questo ti faceva sentire nel posto giusto. Prima o poi saresti arrivata. Ma poi la strada te l'hanno cancellata sotto al naso.
E ora.
Persa.
Un nuovo ciclo. In cui il grigio sembra più buio. Che la luce non sempre basta. Che non sei nel posto giusto perché davanti non c'è nulla. Che non sai cosa puoi realmente fare. Che chissà se tanta fatica avrà mai un senso.
Che in fondo vorresti solo stare li, ferma.
E aspettare un altro ciclo. Quello in cui al tuo posto ti ci fanno stare.

24 gennaio 2013

me, on the side

photo credit: <a href="http://www.flickr.com/photos/aldoaldoz/5633823568/">aldoaldoz</a> via <a href="http://photopin.com">photopin</a> <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/">cc</a>



On the side: A parte.
Che sta da solo, che non si inserisce in categorie.
Non è omologato.
Non è omologabile.
IO.
Mia madre ha passato una vita a sminuire ogni mio desiderio di omologazione esaltando di continuo l'originalità a tutti i costi. Il risultato, ovvio, è stato che invece io ho sempre un desiderio irrefrenabile di essere in qualche modo "normale", parte di un qualcosa.
MA
Evidentemente non è contemplato.
Per quanto io mi affanni a cercare categorie e caselle in cui mettermi comoda, inevitabilmente qualche requisito è mancante.
forse mia madre ci aveva visto lungo e ha solo cercato di favorire il mio adattamento al mondo, a parte.
Anni di scout ma lo scoutismo non scorreva nelle mie vene.
Manualità alle stelle ma studi al liceo classico.
Voti da paura ma poi faccio Ingegneria, anzi no biologia.
Faccio la ricercatrice ma poi dopo un pò al bancone mi rompo che io devo lavorare di cervello.
Lavoro di cervello eppure amo le frivolezze da femmina, mi trucco, mi vesto carina e mi metto persino lo smalto...mah. (Se non frequentate i ricercatori non lo sapete ma 9 volte su 10 sono vestiti male e sembra che si siano alzati da dieci minuti, trust me)
Ho un blog perchè io amo scrivere ma non sono una scrittrice, non posso vivere di questo, non saprei cosa inventarmi.
Sono una mamma e ho un blog ma non è un mummy blog, non faccio lavoretti e manicaretti, non sono una influencer.
amo alla follia lo shopping, i vestiti, i prodotti di profumeria. sono aggiornatissima e do consigli a destra e a manca. Ho un blog. Non sono una fashion blogger.
Am(av)o cucinare ma la cena speciale per mio figlio è fatta con la piadina.
Amo fare fotografie ma non ho tempo per fare un corso e uscire e sperimentare.
amo il teatro e la musica classica. vado al cinema a vedere film legeri..ssimi e ai concerti rock.
Amo disegnare e ora posseggo anche una tavoletta grafica ma non disegno più nemmeno mentre chiacchiero al telefono (forse perchè lo faccio nel tragitto casa lavoro, boh)
Mi piace fare le chiacchiere con le altre mamme poi a un certo punto mi chiedo come sia possibile perdere così tanto tempo a parlare di cazzate (ma magari dipende dalle mamme, in effetti)
Sono stata una frequentatrice assidua di palestre e sono parecchio fissata con l'alimentazione sana, poi però a periodi vivo di patatine fritte e cioccolata.
Sono stata una frequentatrice convinta della parrocchia, sono separata, non metto più piede in chiesa da tempo ormai e non sono neanche troppo convinta che farò fare la comunione  a mio figlio.
Sono una scienziata, sono un patologo clinico, eppure di tanto in tanto uso l'omeopatia.

Continuo a cercare affannosamente di aggiungere i pezzi amncanti ma non je la posso fare.
Insomma, sono un paradosso. tutto e il contrario di tutto. Non catalogabile.

dovrò farmene una ragione.

Aiuto.









15 gennaio 2013

qualità e quantità, chimere e alibi



Sono giorni che mi imbatto in post, tweets o conversazioni e battute 1.0 sulla questione annosissima del tempo che si dedica ai propri figli.
Che è importante la qualità, non la quantità.
Che non ci si può dedicare solo ai figli.
Che se si hanno figli non si può pensare a se stesse.
Che un figlio non può essere un limite.
Che ognuno ha diritto di seguire le proprie ambizioni.
Che essere una madre non deve essere un handicap.
Ho letto molto sull'argomento della conciliazione, di quella paradisiaca pratica che permette alle madri lavoratrici di trovare il giusto mezzo per conciliare appunto lavoro e famiglia, e quella è un'altra storia.
Io lavoro. Amo il mio lavoro. E' parte di me, non solo una necessità. Ho esigenze di solitudine marcate e non troppo sporadiche. Ho bisogno dei miei spazi. vado in ebollizione se a un certo unto non riesco a stare 5 minuti da sola.
Io sono figlia di una donna che ha cucito a stretto filo il binomio maternità e sacrificio. Che una volta che hai fatto dei figli non puoi mai più non metterti sempre e comunque in secondo piano, di qualunque cosa stiamo parlando, figuriamoci di quelle cose futili e inutili. al massimo ci potrà essere qualche necessità fisiologica. Una donna che ha cambiato lavoro per conciliare.
L'ho sempre demonizzata. oggi la capisco. ma questo è un altro argomento, dicevo.
Veniamo al resto.
Alle uscite serali con le amiche. Ai viaggi di coppia. All'estetista. Alla palestra. Al telefono. Allo shopping. Alla lettura. Al parrucchiere. Ai massaggi. ai week end con le amiche. Ai the con le amiche.
E aggiungiamolo anche al lavoro.
Ma non per forza.
Ecco o anche qui dico : in medio stat virtus.
perchè il fatto è che dal mio punto di vista i figli sono una parte delle mille cose che fanno la nostra vita, ma ne sono una parte ingombrante, ben più di tante altre.
E' che loro li abbiamo fatti arrivare noi in questo mondo, è che noi dobbiamo prenderci cura di loro. E' che noi siamo il loro mondo. E' che loro devono crescere e lo faranno con noi.
E allora io credo che loro meritino un'abbondante fetta del nostro spazio, e del nostro tempo. Non un ritaglio.
Che io merito dei ritagli di tempo per me, sacrosanto, e non vi azzardate a togliermeli.
Ma loro non meritano i miei ritagli, meritano di più.
Perchè lo voglio anche io di più, onestamente.
Perchè la qualità per me la fa anche la non fretta, la tranquillità, la serenità di non essere incastrati tra spesa e ceretta, o tra un viaggio di lavoro e una lezione in palestra.
Ci vuole equilibrio, non nascondiamoci dietro a un dito.
ci vuole rispetto, di tutte le parti in gioco, bambini compresi.
ci vuole di capire che se li abbiamo messi al mondo qualcosa dobbiamo loro, per quanto diffciile e faticoso sia da capire.
Io nelle mamme del bacio della buonanotte e basta non ci credo.
e badate bene, non credo neanche in quei papà. e' da uno così che mi sono separata.
se hai deciso di avere una famiglia è perchè hai deciso di darle un posto nella tua vita.
un posto che richiederà tempo. Hai il dovere di darglielo.
Ed è stata una tua scelta, sei tu che devi dare le giuste priorità e se c'è da sacrificare, sacrificare.
Ho vissuto anni di solitudine con accanto un uomo fantasma. E' un prezzo che non smetterò mai di pagare, nè io nè i miei figli, perchè quell'uomo sarà sempre il loro padre e non ci sarà mai altro uomo nè per loro nè per me che condividerà al 100% educazione e crescita. E' un prezzo alto. Io quando mi sono separata gli ho detto che probabilmente lui non era fatto per avere una famiglia. Lo penso ancora.
Lavoro. Amo fare shopping. ho bisogno di the, vaffè e cene con le amiche. Di week end ioe  Lui da soli. Di andare in palestra. Di farmi un massaggio e una manicure non troppo di rado.
E non potrei mai rinunciare ai miei spazi nani-free.
MA amo stare con i miei figli, guardarli e basta. Chiacchierare con loro. mangiare pop corn davanti alla tv. Cantare e ballare, e ora anche fare yoga. Giocare a mamma e figli. E farlo spesso e con calma.
E poi pensare che non ne posso più e uscire per i fatti miei e pensare a me.
E ci sono troppe troppissime cose nella mia vita e io non riesco a farcele stare tutte, così ogi rinuncio a una e domani a un'altra. Ed è vero che troppo spesso rinuncio a cose che riguardano me, per pigrizia, per senso di colpa, per abitudine, epr facilità, non so. E non è giusto.
MA non è giusto neanche il contrario.
Il tempo per tutto è una chimera.
Il non tempo per i propri figli a volte è un alibi.


14 gennaio 2013

NON CE LA FACCIO non si può


Lei è in quella fase da bambina odiosa. Risponde male. Ti sorride mentre la riprendi. fa di testa sua. Punta i piedi. dice di NO.
Con Lui lo fa cento volte di più. Lo provoca. Continuamente.
 Lui impazzisce. Si infastidisce. le risponde male.
Alla fine chiamano in causa me, o Lui o lei. Io intervengo.Spesso riprendendo lei. Qualche volta dicendo a Lui di stare più calmo, di non battibeccare.
e' da quest'estate che va avanti così.
Mi ha detto che tutti hanno la mamma e il papà e lei no, e allora è triste.
che lei vuole solo mamma. Disegna cuori in continuazione solo per me. Io al devo lavare. io la devo vestire.
C'è stato un momento in cui si vestiva solo come me e faceva solo quello che facevo io.
Non è facile. cerco di parlarle, tanto e in continuazione. Le spiego. Le faccio domande.
e' un momento delicato. quando io e il papà ci siamo separati lei aveva solo 1 anno. non ah memoria di come era. non ha esperienze. e in più è meno incline al dialogo. La così detta educazione emozionale con lei è al parte più difficile, e quella che mi dà più pensiero, soprattutto s e mi parte la miccia che mi fa pensare che il padre è una specie di anaffettivo cronico e io sono terrorizzata che anche i miei figli lo diventino...ma KEEP CALM AND CARRY ON.
Col papà ne parliamo tanto. lei fa un pò di domande a lui, un pò a me. poi dice che vorrebbe che vivessimo tutti insieme, io, il papà, Lui e i nani. Ma ecco...a questo livello di tranquillità direi che ancora non ci siamo arrivati (anche se domani sera Lui e il mio ex si vanno a prendere una birra...vabbè)
Poi ne parlo con Lui. perchè Lui deve sistemare un pò questa cosa tra lei e Lui.
E ieri sera gli ho detto che certo che deve riprenderla e arrabbiarsi, ma poi punto. Non può diventare sgarbato e antipatico. non può battibeccare. Non può provocarla. Non può tenere il muso per un intera giornata.
mi ha detto Non ce la faccio.
e io gli ho detto che NON SI PUO'.
Che se entri in una famiglia come genitore o come surrogato non puoi non farcela. Devi sempre trovare un modo.
ecco tutto.


11 gennaio 2013

NEVER FORGET


E invece si dimentica. Anche se l'hai vissuto, quello stato di alienazione. Che ti ha fatta ritrovare troppe sere davanti a uno specchio a dire: ma tu dove sei? Che ti ha fatto pensare che non si può così, senza mai un momento per respirare, ferma, solo tu. per ascoltarti. per prenderti cura di te. perchè si, sei una madre e devi prenderti cura dei tuoi cuccioli. ma di te? anche. per forza.
e allora come un piccolo artigiano hai intagliato il tuo tempo e il tuo spazio, ad una misura nuova. adatta a te. ci hai rimesso dentro delle passioni. dei momenti fatti di nulla. qualche coccola. un gesto caldo. qualche amica. un uomo. e sei tornata al mondo, giurando a te stessa che non te ne saresti andata di nuovo.
ma si sa, alcune promesse sono da marinaio. E non ci vuole così tanto, a perdersi. a dimenticarsi di dire di no, ogni tanto. a dimenticarsi della cura.
Ti sei persa di nuovo. lo specchio è sempre lì, le serate anche. hai lasciato scivolare via tante cose, di nuovo.
E lo sai che così non andrai lontano...
che poi chissà perchè rinunciare a se stessa è sempre la via più breve?

(tumblr)

8 gennaio 2013

DUEMILATREDICI. KEEP CALM AND



eccoci qui, immancabilmente il nuovo anno è partito. Nonostante il mio stato umorale simil post partum, tipo sonouncessononfacciopiùnulla escidaquestocorpoeriprenditilatuavita donna, nonostante l'infausto susseguirsi di stati influenzali che hanno colpito alternativamente i nani esattamente allo scadere delle feste comandate, nonostante non abbia nevicato, nonostante il fallimentare shatush che ok i capelli non sono arancioni e io esagero ma sono ramati e io il ramato proprio no. nonostante tutto. Eccoci.
e allora, riflettiamo. che i buoni propositi si sa li faccio quotidianamente e sono sempre gli stessi e poi chissà se davvero tutto quello che vorrei sistemato dipende dai miei buoni propositi o invece.
Io in realtà per questo 2013 ho pensato che vorrei istituire il vaffanculo libero. Cioè quello liberatorio e sincero a persone e situazioni che grazie, no. Che invece non si può ami, perchè tu sei una personcina a modo, perchè hai ossessione di tenere tutte le cose in ordine e al loro posto, perchè non hai tanta voglia di discutere poi e spiegare e sostenere. E invece ah come ci starebbe bene. A quelle persone che comunque ti fanno faticare, sempre. Perchè ti chiedono come stai ma poi smaniano ad ogni risposta che si discosti dal "bene grazie" che in fondo che gliene frega dei cazzi tuoi. A quelle che ce ne hanno sempre una, e ne sono talmenet pieni e offuscati che le tue millemila manco le vedono e tu dovresti comunque e sempre scapicollarti per loro. A quelle che i rapporti sono una formalità ormai. Telefonata perchè si deve, messaggino perchè si deve, saluti perchè si deve. A quelle uscite davvero poco opportune che si meriterebbero solo un "ma che cazzo dici?" come risposte. A quelle che comunque te lo devono per forza dire che dovresti fare così e colà perchè loro e tizio e caio e sempronio.
ecco.
In questi casi u bel vaffa. tanto per rimettere le cose  a posto e i puntini sulle i.
per poi volersi sempre bene, ovvio.
magari con un'attenzione in più.
Buon anno eh



21 dicembre 2012

IO L'HO FATTO, ma non chiedetemi perchè please



IL CONCORSONE. Ne parlano tutti, anzi ne hanno parlato tutti fino a due giorni fa. polemiche, giuste, sbagliate. Toni amari. Soliti discorsi. Se non sapete cosa è è il mega concorso docenti con cui il ministro Profumo recluterà 11500 insegnanti in barba alla graduatorie, alla frequentazione della SSIS a patto che si abbia una laurea abilitante conseguita entro un certo anno. Polemica. Giusta, probabilmente. Ma ricordiamoci che 11500 altri posti verranno pescati dalle graduatorie e quindi questa potrebbe essere un'opportunità per chi è non ben posizionato di fare un bel salto ed essere salvato dal precariato con un concorso. Ma ci sono tanti altri motivi di polemica, soprattutto perchè la prima prova preselettiva, che ha tagliato fuori il 66% dei partecipanti, non era attinente, era assurda e bla bla.
E io vi dico la mia.
Premetto che ho una mentalità scientifica con capacità logico deduttive altamente sviluppate. Che sono abituata a studiare. Che nella mia carriera ho fatto vari concorsi.
Io ho fatto anche questo. Non chiedetemi perchè, non lo so. Perchè quando fare il lavoro che ami e che sai fare è un continuo percorso a ostacoli e non c'è mai una luce, pensi che non provarle tutte sia folle. Ti senti in dovere, con la società, con te stessa, col tuo ruolo nella catena di montaggio, sei una madre, i tuoi genitori non sono eterni, il tuo compagno è un precario in una condizione surreale, non puoi non tentare.
Eppure.
Eppure tu sei incanalata nella carriera universitaria. Hai una cattedra in un corso di laurea magistrale in una dell università più prestigiose. Sei una ricercatrice che pubblica su riviste internazionali. Che parla ai congressi internazionali dove qualcuno si avvicina e in un inglese fluente ti fa i complimenti perchè segue il tuo lavoro che è interessante. Hai degli studenti ventenni  che porti alla laurea, presenti davanti ad una commissione a volte con fierezza a volte con un calcetto ben assestato nel sedere. Loro ti chiamano prof e alcuni ti guardano con occhi sognanti pensando che un giorno vorrebbero essere come te. E tu ami tutto questo. E tu lo fai con passione. E lo fai bene, perchè quando esci depressa convinta di aver fatto la peggior lezione della tua vita la studentessa migliore del corso viene  farti i complimenti perchè è stata una lezione interessantissima. Perchè dopo anni dalla fuga del tuo primo studente che non ha retto alla tua esigente severità, scopri che lui è un brillante scienziato e ti dice che è solo grazie a te e a quei sei mesi. perchè ti viene un'idea , un'intuizione e poi ti accorgi che è da sempre che clinicamente si fa una cosa senza chiedersi il perchè e quella cosa e quel perchè sono quelli a cui tu stai  cercando di risponere.
Eppure tu il 17 dicembre alle 17.30 ti sei seduta davanti ad un pc in un'auletta di informatca di un liceo della periferia romana per rispondere a 50 domande che  a tuo parere dessero in fondo una valutazione di quella che tu consideri capacità intellettiva, capacità di elaborare, dedurre informazioni, dare risposte. Insieme a persone tanto lontane da te tu hai affrontato quella famosa prova. E l'hai superata. A pieni voti. 1 errore. 2 domande non risposte perchè sei sempre molto esigente con te stessa e in assenza di certezza hai tralasciato, perchè la matematica non è un'opinione e sapevi che era meglio omettere che sbagliare.
Punteggio: 46,5/50.
Test terminato nella metà del tempo.
OK Cecilia, ti confermiamo che sei intelligente e la tua autostima è salva.
Si perchè io questo concorso lo faccio per la cattedra in scienze delle scuole medie. Le scuole medie.
E non ho ancora capito se possa essere una prospettiva migliore passarlo o essere bocciata.
Perchè cavolo, insegni all'università, hai passato il concorso da ricercatore al CNR risultando tra i primi 20 su 300 e non passi quello per le medie?
Ma anche: cazzo devi mollare tutto e andare a insegnare alle medie.
E io capisco che se un insegnante delle medie precario da anni leggesse questo post probabilmente si incazzerebbe. e in parte avrebbe ragione. perchè è vero che valutare la capacità logico deduttiva non è necessariamente un buon criterio per valutare un buon insegnante, ma a mio parere lo è per valutare appunto la capacità intellettiva. e se a un concorso del genere si iscrive CHIUNQUE, perchè non è fatto dai precari dell'istruzione ( e io che sono in lista per le supplenze e do ripetizioni perchè il mio precariato universitario non sempre mi paga un pò me ne sento parte) ma da tante persone che tentano perchè è il posto fisso,e se sei precario provi qualunque cosa. ecco io il concorso alle poste non lo farei..ma tendo ad essere selettiva, lo so.
Comunque, ora verrà il bello. Dovrò fare un down shifting della mia preparazione scientifica per poter affrontare i più disparati argomenti della matematica, la fisica, la geografia astronomica, le scienze , la medicina per saper rispondere a domande aperte tra un paio di mesi ma...voglio? Non lo so.
Al concorso qualcuno mi ha chiesto: sei già nella scuola? insegni? E al mio "ahem, in verità sono all'università" le reazioni sono state due: 1. l'occhio impietosito seguito da sguardo ammiccante e pacca sulla spalla 2. l'occhio incredulo e la domanda che ci fai qui?
 Non ho saputo rispondere.
Credetemi snob, l'idea di rinunciare alla carriera che amo per la scuola media è faticosa, parecchio.
Però complimenti Cecilia, sei stata brava pure questa volta, hai visto mai che nella vita...

5 dicembre 2012

Si salvi chi può

Ci giro intorno. Ci sono dentro. Fino al collo. Anche di più.
È la mia malattia, credo.
Quella caratteristica determinante di me che è croce e delizia, mi fa sentire la migliore e la peggiore. Mi logora eppure mi spinge avanti, sempre, nonostante tutto.
Ha infinite sfaccettature, e cambia nome a seconda delle circostanze.
É tenacia e caparbietà ma anche incapacità di accontentarsi e insoddisfazione, è ambizione alle stelle e non sapersi godere il viaggio accecata dalla meta.
Una, poi un'altra, poi un'altra.
Non faccio mai una cosa alla volta. Difficilmente non raggiungo un obiettivo. Generalmente i miei obiettivi sono molto elevati.
L'altro giorno qualcuno mi ha detto : il tuo corpo e la tua mente ti stanno chiedendo di rallentare, devi rinunciare a qualcosa.
-non posso -devi accettare che non puoi essere al massimo in ogni cosa che fai, come professionista, come madre, come compagna, come donna. Hai degli standard troppo alti. Non puoi raggiungerli tutti in tutte queste cose, devi lasciare qualcosa indietro. -non posso
-allora devi accettare che forse quello che lasci indietro é la qualità della tua vita
Effettivamente la laurea in psicologia fa la differenza a volte.
E io non ce l'ho. È resto attaccata al mio schema malsano e all'illusione di poter raggiungere tutto. É il mio malanno. E io non so curarlo.
E forse,sicuramente lo sto trasmettendo ai miei figli.
E io non so se è proprio un male, che questa resistenza caparbia oltre ogni limite mi ha salvata molte volte.
Eppure vorrei imparare. A rallentare. A mettere da parte. A fare spallucce che pazienza, li non ci arrivo.
E a momenti mi illudo di riuscirci. Ma poi.
Non lavoro al mio massimo. Non sono abbastanza efficiente. Non seguo bene i miei figli. Non faccio sport. Non seguo il mio blog. Non vado a trovare le mie zie. Non twitto. Non vado a trovare la mia amica. Non leggo. Non correggo la tesi del mio studente la sera dopo le 22. Non stiro. Non faccio lavoretti manuali coi bambini. Non studio per il concorso. Non do ripetizioni. Non ho iniziato la dieta. Non ho accettato i turni notturni e del fine settimana nel laboratorio analisi. Non ho scritto quel mega progetto. Non ho preparato bene la lezione. Non sto mettendo lo smalto. Non invito spesso amichetti/e dei nani a casa. Non vado al cinema.

Si salvi chi può.

27 novembre 2012

vapori



ho il ferro da stiro alle mie spalle...credo siano anni che non lo tocco. e adesso devo, che la mia fatina non c'è più, e io devo stirare. Ed è una cosa piccola e stupida, eppure mi fa sentire il cuore piccolo. Che in ogni angolo della mia casa c'è un pezzetto di quella piccola donna, che non ci riesco a non pensare che devo ricordarmi di chiederle, che devo dirle, che è una settimana che non la vedo. E non ci pensi che una mancanza possa diventare così grande e presente, all'improvviso. Che non ti lasci più sola, nè di notte nè di giorno. In pensieri sfuggenti, in guardi che sfiorano oggetti, fiori, angoli...di vita. Ci sono cose che sento come lasciti. Quel piccolo rododendro da travasare. La rosellina bianca che sembrava morta e quelle mani d'oro hanno resuscitato. Le olive da raccogliere per seccarle e metterle sott'olio. Il ciambellone...quella ricetta segreta capace di farlo crescere fino al cielo soffice come una nuvola e con il sapore di una merenda  a casa della nonna in un pomeriggio d'inverno. E io non l'ho imparata.
Sono malinconica, e affaticata da troppe cose che il loro verso faticano a prenderlo, che vorrebbero quei cinque minuti di sorrisi e parole sagge di chi sembrava non fermarsi mai...
e invece adesso mi tocca stare qui, con questo stupido ferro da stiro in mano, a confondere lacrime e vapori...
e come si fa adesso?


12 novembre 2012

Tutto a posto e niente in ordine



Eccomi. Più o meno. Che quello che vedete/leggete è quasi quasi la proiezione astrale del mio io che intanto sta facendo altro.
Perchè
Ho la testa piena di pensieri. Densi.
Di quelli che un the caldo non sempre basta. E un bagno caldo neanche. Che poi nei vapori sembra che loro prendano forma, e allora quasi quasi meglio il frastuono là fuori va.
Che la mattina ti svegli così, con un pò di broncio e non sai perchè. Ma poco dopo nel traffico qualche flash ti balena e allora eccoli lì, ancora loro.
Che ancora ti manca, ti manca il tempo. L'aria. Il nulla. Dio quanto ti manca.
Lo baratteresti facilmente, il tempo.
Per passare quei momenti fatti di niente. Di respiri. Di odori. Di umidità che fuori piove. Di parole giocate e sorrisi sdentati. Di racconti. Di giochi. Di baci con lo schiocco.
E quelli di noi, che non ti vuoi alzare tanto è domenica e i bambini non ci sono. Che si può pescare direttamente dalla scatola dei cereali stando ancora a letto che alzarsi non serve. Che ti puoi alzare per scivolare direttamente sotto una doccia bollente e stare lì, ore, in mezzo a quei vapori fatti di nulla.
Avvolgerti in un profumo. E passare il pomeriggio avvolta in una coperta calda guardando serie tv.
Il silenzio in testa. Quello.
Ma c'è il caos. E niente è in ordine. Ma è tutto a posto.
Passerà.
Che ci sono anche quei momenti lì, che la stessa vita che ti sta risucchiando manda scariche dritte al cervello e al cuore. Sei tu. E' la tua vita. L'hai costruita. E sai che è come la vuoi. Che sei dove vorresti essere.
Avessi solo quel giorno in più...


29 ottobre 2012

oggi no

e ci sarebbe un mondo da scrivere.
in una giornata finalmente fredda, ma col sole che ogni tanto arriva improvviso con raggi luminosi e caldi.
Con i pensieri aggrovigliati, i sorrisi nascosti non sai più dove, le lacrime che pizzicano in gola ma che non hanno tempo e spazio per salire su.
Un peso sul petto che ogni tanto ti accorgi che è ancora li', e non c'è fiore di Bach che tenga.
Il sonno che ti manca e sembra rimanere lì, tra occhi e narici.
Che è la testa che non sa riposarsi.
Un bacio non dato, che sa di qualcosa che non è più tanto sicuro si aggiusterà.
L'immagine di quegli occhi vispi e attenti.
Che chiedono domande inquisitorie a cui non sai e non vuoi rispondere.
cosa succede- va tutto bene -cosa vuol dire -perchè
Quelle frasi irrisolte e non finite che restano lì, a mezz'aria, a cercare un posto
Un dove
Un come
E ti sei abituata a vivere senza certezze, credi
A non fare programmi
A lasciar sedimentare
Ma oggi
forse oggi no



4 ottobre 2012

lettere nel cassetto


La premessa è: sono consapevole.
Di non essere del tutto normale.
Di avere dei grossi e profondi spazi di ansia, insana e folle.
Di possedere la spiccata tendenza alla mania del controllo.
Eppure, io mi preoccupo.
Di cosa potrei lasciare se.
Di chi.
Di come.
E così, anni fa, al momento di affrontare un lungo volo intercontinentale, io ho scritto una lettera.
Al mio piccolo E.
Perchè se fosse capitato qualcosa io non lo avrei lasciato in modo del tutto silenzioso.
Difficile racchiudere in una lettera, per lunga che sia, il senso della vita che vorresti trasmettere ad un figlio. 
Difficile dare il giusto peso a quel "sii felice" che in fondo è l'unico vero insegnamento che speri apprenderà da te. Sopra ogni altro. Contro qualunque pregiudizio, e schema, e formalismo.
Ma ci ho proivato.
E da allora ho continuato.


E così nel mio cassetto , ci sono ormai quattro lettere.
Una per E, il mio ometto.
Una per L, la mia piccola principessa.
Una per la mia mamma, perchè è lei che vorrei si curasse dei miei piccoli.
E una per Lui, che lo sa che è Lui, ma vorrei lo potesse sempre ricordare.
E chiamatemi folle, che poi lo so che lo sono, ma questo è. E a me piace così :)


19 settembre 2012

Incongruenze

Giornate che il rumore della pioggia non capisci se sia lui che fa da sfondo al tuo stato d'animo o viceversa. Che i pensieri fanno lo stesso identico ticchettio, convulso a momenti, poi in apnea, giusto il tempo di riordinarli, prima di un'altra serie, crescente.
Giornate in cui il caldo dell'estate sembra così lontano, che tutti quegli ossicini doloranti di raffreddore e starnuti manco sapevi di averli. Che la testa sembra bollire, e non solo di febbre, ma di vorrei, e potrei, e chissà. Peró poi.
Giornate senza tempo, che dietro a quel cielo grigio chissà se si nasconde un mezzogiorno o l'ora del the.
Giornate che arrivi a casa e in mezzo al fumo di una doccia bollente al profumo di lavanda ti riconcili col mondo. Che infili qualcosa di largo e comodo e ti butti sul divano. Che chiudi gli occhi e pensi che quel silenzio è d'oro, e che il rumore che ti fa impazzire ogni giorno di vocine acute tra risa e lagne che si inseguono in questa casa troppo piccola un po' ti manca. Ma è solo un pomeriggio e una notte, e domani ripenserai che vorresti solo un po' di silenzio. Che ormai sei una e doppia, donna e mamma, sempre.

7 settembre 2012

La biondina del mio cuore

immagine presa dal web


E' stata una parte delle mie vacanze. La seconda parte. Quella in montagna , che non è troppo nelle mie corde. Quella in un paesino, io che sono un'isterica metropolitana. Eppure è stata la parte migliore. Quella con lei. La mia biondina. Che quando eravamo piccole giravamo sullo stesso motorino, stesso modello, stesso colore, scritto con un uniposca bianco o dorato, che si sapesse che eravamo come sorelle; cantando a squarciagola. Stesse canzoni, stesso cuore. Una mora (io) e l'altra bionda (lei). Inseparabili. Che quando partivamo facevamo una valigia in due, che tranne le scarpe (lei piedino da fata io un pò meno) e i reggiseni (io un pò più che meno, lei un pò meno che più) avevamo le stesse taglie. E c'era quella complicità senza fine, Quella di quando hai gli anni che finiscono in "teen" ed è tutto bello e una scoperta. Anche se ci sono cose brutte, che in due però sembrano più sopportabili. Quell'età delle uscite sotto la pioggia in due in motorino a raccontarsi dell'ultimo amore. Delle telefonate chilometriche anche se ti eri lasciata da poche ore. Dei pomeriggi di studio per preparare la maturità. Delle uscite in quattro. Della patente. Della musica, e le prime discoteche del sabato pomeriggio, che c'era il lui di turno che faceva servizio d'ordine e ci faceva entrare gratis. Quella delle notti nella stessa camera a chiacchierare fino alla mattina dopo. Quella in cui sembra incredibile che ti accadano così tante cose in contemporanea, sempre insieme...noi due. ci siamo riempite di bigliettini, e lettere, e scritte sul diario. Abbiamo cambiato scuola per ritrovarci compagne di banco.E abbiamo litigato, e fatto pace. E ci siamo tenute la mano. E abbiamo riempito giornate di sole e di risate.
E poi è capitata la vita. Il suo trasferimento, e lunghi viaggi in treno, e lacrime alla stazione, ogni volta. Chiedendoti come farai, e aspettando la prossima occasione per ripartire.
E oggi sono passati 9 anni dall'ultima volta che sono salita su un treno per correre da lei. E 3 dall'ultima volta che lei è corsa da me. Ma è bastato un attimo. Per vivere di nuovo vicine, e non importa se abbiamo quattro marmocchi, un marito, un compagno, un ex marito, un cane. Una casa sottosopra. Tanti pensieri. Poco tempo. Perchè il cuore è sempre quello. E le lacrime sempre quelle, che ti dicono che quel posto lì non cambierà mai, che è suo, della biondina del mio cuore.



1 settembre 2012

Come i ricci

È che essere mamma non è facile. Che a volte sembra di non farcela e che tutto l'amore che hai non ti basta, perchè vorresti silenzio e tregua. E avere una vita non è facile. Che Lui lo hai aspettato da sempre, e vi siete trovati e persi e ritrovati. E a costruire un noi ci avete messo una vita. E a trasformarvi in una famiglia che ha radici diverse ancora ci state lavorando. E pensi che se è difficile per te figurarsi per Lui, che quell'amore innato e viscerale di un genitore non ce l'ha. E una vacanza di contatti stretti stretti che non ha buchi di respiro in solitudine ti trasforma in una corda che a certe pizzicate poi .. E tu nel mezzo. Tra la madre e la donna. Tra l'istinto di proteggere chi il tuo sangue ce l'ha, e non vi siete scelti ma tu lo sai che un amore più grande non esisterà mai, e quello di rimanere dalla Sua parte, e proteggere ció che avete scelto e che è l'amore di una vita. E tu lo sai che non potrai mai scegliere da che parte stare, che ne esiste solo una, senza possibilità di appello.
Eppure sei a casa. Eppure quel calore lo senti. Che a volte le cose bisogna lasciarle andare, e avere fiducia. Che quella mano grande e forte imparerà come sostenere quelle manine, guardandosi negli occhi, abbracciandosi, scrutandosi e incastrandosi nel loro gioco di tira e molla, tra aculei pungenti e sfiorate di naso. Che l'equilibrio lo troveranno loro, insieme. Il gigante e la bambina. E tu lo sai.

1 agosto 2012

Quando l'estate

Quando ti svegli la mattina presto per il troppo caldo. Che il sole non è ancora alto ma l'aria è densa. E allora cammini silenziosamente per una casa che ti ospita pur non essendo completamente tua. Tra respiri pesanti che sanno di sogni. E luce che filtra ancora timida. E ti fermi come un ospite che non vuole disturbare e li guardi. Da lontano. Uno per uno. Piedini abbronzati che lasciano intravedere una pianta molti toni più chiara. Mani socchiuse in pugni che sembrano ancora delicati e leggeri. Capelli arruffati in boccoli su nuche umide di quel profumo che solo un bambino. E quelle bocche imbronciate che sbuffano aria calda e sogni. E braccia più forti che solo a guardarle ti senti sicura. Un corpo che sembra fatto apposta perchè tu possa incastrati in ogni angolo, come due ingranaggi. E pensi che questa è l'estate. E che hai fatto tanta fatica per arrivare qui. Tra strette di denti e stanchezze. Tra mille vorrei ma non posso che il tempo non basta mai e qualche volta le forze neanche. Ma adesso. In questo momento. Che senti quel filo d'aria ancora fresca che ti sfiora la pelle. E la vedi la tua vita felice che ancora sonnecchia. Adesso è solo il momento di sorridere e sentirti a casa, ovunque sei.

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