Che siamo delle spugne, in fondo. Assorbiamo la vita che ci
scorre intorno: abitudini, movimenti, pensieri. Impostazioni. Cosa è giusto e
cosa no. Come. Quando. Perché.
E succede che la vita ti chieda un cambiamento. Per la sopravvivenza.
Per la serenità. Che provi, insistentemente, a suggerirti che quello che hai
assorbito forse per te non è così giusto. Che c’è altro. Un altrove. Un
diversamente. Un possibile.
Lo annusi. Ti rende leggera. Ti ci tuffi.
Rifletti. Scavi. Rimugini.
Smonti. Metti tutto in fila.
Questo sì. Quello no.
Ricostruisci.
Un’altra possibilità.
Un’altra te. Più vera. Più giusta. Giusta per te.
Muovi passi incerti, eppure sei forte. Sei più nuda di prima
ma ti senti meglio.
D’improvviso è come se quei tentativi che hai, promesse,
accenni, pochi e fragili, contassero molto più di tutte quelle certezze che hai
avuto addosso da sempre.
E lo sai che hai paura. Ma sai che andrà bene. Deve.
Perché sei tu. TU.
Poi. Arriva un giorno e ti ritrovi lì, di nuovo. Incastrata.
E c’è quel modo di cui sei intrisa che è di nuovo lì, appeso
ai tuoi piedi come una zavorra.
E sapere dove ti trascinerà non basta. E’ un istinto, forza
la mano, nasconde la tua essenza. Ne sei imbevuta fino al midollo, che è così
che sei cresciuta.
E sei di nuovo in lotta.
Che certi errori li conosci, ma per non caderci ci vuole
cura. Quella di te.




