24 luglio 2016

lascia andare

non posso lasciarlo andare, questo posto. L'ho pensato tante volte, e tante l'ho scritto.
Perchè è così prezioso, che non posso proprio.
Ne ho tante da dire, e da raccontare.
Di tempeste, infuriate e violente, di ricchezze, di paure, di vita.
E adesso, che la tempesta è passata, e mi ritrovo con una me che non riconosco, sopravvissuta e sopravvivente, adesso non posso non tornare qui. Usare questo spazio come una scialuppa, che mi porti al di là di tutto questo, oltre.
Oltre i capelli che riscrescono, oltre il corpo che tornerà come era, oltre le energie, ceh recupererò, oltre ogni dettaglio sfiancante che si aggiusterà, oltre le infinite fatiche, per cui sembro non avere più energie, o fantasie.
la malattia cambia le persone. No. Io non voglio cambiare. Io voglio restare me. Riprendermi me.
E magari, comincio da qui.

17 ottobre 2014

(maybe not) THE END




c'è stato un momento, di qualche giorno fa, in cui ho pensato di dover scegliere se chiudere questo spazio o no. In fondo non riesco più a stargli dietro. In fondo non ho tempo. In fondo ci sono così troppe cose.
In fondo.
Poi arriva una giornata così.
Che saranno le 4 ore di sonno. Sarà che è venerdì 17.
Sarà.
Ma questo spazio il suo perchè ce l'ha.
Quello dei silenzi, e delle urla soffocate.
ma anche di quelle gridate.
Quello dei pensieri sciolti, senza mediazioni.
Quello di ME.
Questo ottobre è un ottobre di fine percorsi. Tanti punti importanti, definitivi. Grandi. Di quelli che poi te li ricorderai ad ogni passaggio di anno, guardando un calendario.
Che si meriterebbero un THE END della Metro Goldwin Mayer.
Che un pò spaventano, ma ti accorgi anche che le spalle ora sono larghe. E che è il momento.
E però qui un punto non lo metto ancora,
chissà...


10 agosto 2014

Con gli occhi (e il cuore) di un bambino

Purtroppo è successo. Che una persona cara se ne sia andata. Che era diversa da me, come la notte e il giorno. Che abbiamo avuto momenti di scontro violenti, momenti durati giorni, o anni. Che in fondo ognuna di noi faceva solo la madre, e a volte ruggiva. Che poi però siamo state un po figlia ,io, e un po madre, lei, l'una per l'altra. In questa famiglia così particolare che è la mia. Che è costata urla, e graffi, e lacrime. E rabbia e silenzi. Ma che è un dono prezioso. Perché lei io l'ho potuta piangere come una figlia, tra le braccia di suo figlio, il padre dei miei. Accanto alla sua vera figlia, che non condividiamo il sangue ma siamo sorelle. E stringendo i miei bambini. 
Ed il mio, di figlio, mi ha mostrato il suo cuore grande, quando ha voluto salutare sua nonna come un grande. Quando mi ha detto "io non voglio piangere mamma, perché io piango quando qualcuno mi fa qualcosa di male, e nonna non mi ha fatto niente". 
Io ho questo dolore grande nel petto, quello che ti lascia il vuoto, il distacco da chi ha avuto tanto da darti, e forse lo aveva ancora. E tutto questo è ancora più grande al pensiero dei miei bambini, che hanno perso la loro nonna. Che mi gridano che non è giusto, perché loro sono piccoli. Che si chiedono perché. Ma che mi mostrano anche quanto siano in grado di viverlo quel dolore, avidi di risposte e dettagli. 
È così che vede un bambino, più lontano di un adulto, più coraggioso a volte, più consapevole. È così che Lulu ha voluto stare attaccata alla sua nonna fino all'ultimo, perché era felice così e non le faceva impressione, era la sua nonna. E che Edo ha voluto salutarla al funerale, che lui lo sapeva benissimo che dentro la bara c'era nonna ma non importava, lui voleva salutarla. E la loro determinazione ha scalfito i miei dubbi e il mio istinto di protezione, come non avrei pensato. 
Ed è così che con gli occhi e il cuore di un bambino abbiamo potuto salutarla tutti insieme. 

25 luglio 2014

Una vita fa

Chissà come ti arrivano certi ricordi, nitidi, freschi. Che neanche sapevi di averli ancora. 
Un pomeriggio d'estate, di tanti anni fa, quando ancora c'era un -teen a classificarti. 
Una villa grande e libera, che mamma e papà sono in vacanza, e tanti amici. Festa in piscina. Gente che va e viene. 
L'amico di turno. Quello un pó dannato, delle lunghe chiacchierate in una nuvola di fumo, con una bottiglia di birra in mano. Io la solita corona con limone, che poi tanto rock non lo ero mica. Lui no, lui era quello coi capelli spettanti, il plettro sempre pronto, già tanti guai da raccontare e perle di filosofia da regalare. 
E quel giorno era la volta degli amici. Mette due o tre bottiglie di birra sul tavolo : vedi Cè? Nella vita gli amici sono come queste bottiglie, a momenti ci si incontra, ci si scontra, poi si prosegue e si resta soli, per poi incontrare qualcun altro.
Cazzate.
O forse no.
Che chissà perché stasera mi ritrovo a pensare a quelle parole, mentre divoro l'ultimo di Murakami che racconta della fine immotivata di una grande amicizia, e mi chiedo quand'è che alcune persone tanto vicine sono diventare incredibilmente distanti. 
Le mancate sorelle, quelle di una vita divisa. Delle dinamiche difficili a volte, ma delle catene forti e resistenti. E invece. 
Chissà che non avesse poi ragione lui, diciassettenne dannato di una vita fa. 

29 maggio 2014

Del perchè e del per come

Mi intestardisco, spesso. Nel tentativo di risanare forse qualche crepa che non è neanche troppo evidente.
Chissà.
Quel bisogno di aggiustare ogni cosa, di non mollare fino a che non è tutto in ordine.
Sto guarendo eh, mi impegno da tempo. Ma la strada è lunga e tortuosa, e il lupo si sa...
Così mi ritrovo a considerare.
Che do spazio a persone molto lontane da me, e mi affanno nel tentativo di conciliare, a volte, di trovare nicchie morbide, altre, in mezzo a tanti spigoli. In spazi stretti. Chissà perchè poi. Chissà per come.
Come se dovessi necessariamente starci in quello spazio così angusto, che mi si addice così poco.
Quando c'è tutto un mondo nuovo, fluido, avvolgente. Con persone dalle braccia larghe e aperte. Incasinate e colorate. Folli e rumorose. Che amo. Perchè di spigoli quasi quasi non ne hanno, o forse chissà, che siamo capaci di nasconderli, come i ricci, solo per stare più vicini. E mi piace. Che quando un posto ha pochi angoli poi ti ci adatti meglio, comunque tu sia.
E penso sempre a lei e a lui, quelli che stanno capendo che persone essere. Che devono imparare ad ascoltare, oltre il rumore di fondo, ciò che sono. Ci penso quando mi lancio senza troppi pensieri in discorsi e atteggiamenti poco quadrati, e mi sento bene, che voglio solo che loro imparino che gli spigoli in fondo servono a poco. E mi guardano con uno di quei sorrisi che fa diventare gli occhi piccoli.
E allora ci penso, che il perchè e il per come  non importano, perchè quello che importa è tutto lì.


8 aprile 2014

Saving Grace

I momenti di grazia sono quelli in cui ti accorgi di avere qualcosa di grande tra le dita. Qualcosa che non ti aspettavi, eppure è lì per te. Perchè te lo hanno regalato quattro occhi, che chiedono, pretendono. Perchè lo hai cercato così a lungo, senza neanche saperlo. Perchè è parte di te.
E' quel qualcosa in fondo a un percorso, che quando finalmente lo stringi capisci che è il posto che hai cercato per una vita. Con goffi tentativi di un'adolescente impacciata. Con lo sguardo impaurito di giovane donna. Con il piglio guerriero di una mamma. Con il desiderio profondo di dare sicurezza e forza a chi dipende da te.
C'è solo da respirare, finchè ce n'è, e andare.


25 marzo 2014

La pazienza

Lei mi insegna l'arte della pazienza. Lei più di chiunque altro. 
L'arte dell'attesa, quella per cui vale la pena, anche quando non lo penseresti.
Lo fa quando d'improvviso la guardo e mi accorgo che ha trovato il suo centro.
Dopo avermi stremata, prendendo molto più di quello che pensavo di poter dare. Disarmandomi ogni volta. Spingendo sempre una misura più in là. 
E così mi rendo conto di quanto prezioso sia poterla guardare mentre cresce, misurando ogni centimetro di sè e di me, dello spazio necessario affinché entrambe esistiamo, calibrando il suo passo, combattuta e impaurita. Con l'occhio sempre rivolto a me, con il repentino passaggio dalla sfida alla richiesta disarmata.
E' come tra lei, i pattini, il ghiaccio, e me. Può sembrare talmente fragile da meritare la più meticolosa attenzione. Ma poi, al momento giusto, è semplicemente la cosa più naturale, semplice, scivola quasi via. Come una farfalla dal suo bozzolo, ogni volta con colori nuovi, eppure sempre lei, che con tanta pazienza riprende a tessere un nuovo bozzolo.



2 febbraio 2014

Il peso delle parole

Ci sono frasi che semplicemente non andrebbero dette
che nel momento in cui toccano l'aria acquistano una consistenza plumbea
penetrante
che entra lì, dentro orecchie e cuore,
giù fino in fondo.
Quella consistenza densa non si scioglie poi.
Non c'è calore, o passione fluida che la lavi via davvero.
E' un attimo, di troppo.
Che magari tu certi pensieri li immagini, che passino.
Che la testa lo comprende, che sia lecito.
Ma prendere forma, suono, voce,
quello no.
L'amnesia arriverà, certo,
ma sarà calma apparente, fino al primo ricordo sfiorato.



31 gennaio 2014

libera una ricetta (di un'altra nonna) : la torta salata di riso

Questo è un furto, lo dichiaro apertamente.
Però è uno di quei furti fatti col cuore, perchè oggi voglio liberare una ricetta semplice ma che non avevo mai incontrato prima di conoscerla dalla mia quasi ex suocera. Perchè si sa che la mamma del marito è una figura scomoda, e nel diventare ex la scomodità diventa pure spigolosa assai...ma 'ste (ex) suocere hanno pure tante belle cose, e se le condividono con noi è ancora più bello. E poi, la torta di riso della nonna Luisa resta nel mio cuore, ed è la droga legalizzata di mio figlio, perchè è pure senza glutine.
E' un primo, un aperitivo, un finger food, una merenda...un jolly. Provare per credere!
Ovviamente mi conoscete (alcuni no ma sappiate che vado per uno a dir poco) e allora io stasera mentre guardo masterchef e scrivo questa ricetta molto semplice NON sto cucinando per voi...ma facciamo come se :P

E allora la premessa è : riempite la cucina di amore di nonna, mettete su questa


(che secondo me ci sta bene) e via:

Ingredienti: 3 hg riso, 2 uova, olio qb, latte qb, sale, parmigiano a volontà

Lessate il riso in abbondante acqua salata e scolatelo al dente. Mettetelo in una terrina e ricopritelo a filo di latte. Lasciate riposare per 1 ora circa, e verificate che il latte sia stato completamente assorbito. Quando assorbito, aggiungete 2 o 3 cucchiai di olio, le uova intere e il parmigiano. Mescolate e mettete in una teglia rotonda unta di olio di circa 30 cm di diametro. Schiacciate bene l'impasto in modo che la "torta" abbia uno spessore di circa 2 cm. Infornate per circa 1 ora a 200 °C e controllate che si formi una crosticina dorata. Sfornate, lasciate raffreddare e consumate a volontà!




"Le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia.Questa ricetta la regalo a chi legge. Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: per questo la lascio liberamente andare per il web"

Tutte le ricette liberate le trovate qui

30 gennaio 2014

overcrowded

Sovraffollamento mentale.
questo il mio stato (spesso usuale mi rendo conto).
Cosa fare?
Delle liste non bastano. No.
C'è questa cosa di un nuovo lavoro (ve l'ho detto? No? si si...da qualche parte....) vabbè, la nutrizionista.
e allora mille mila corsi, millemila idee...perchè poi se sei ricercatrice nell'anima...come dire? Lo sei per sempre. E quindi tu ricerchi, sempre e comunque. sei una macchina che accumula informazioni per avere la visione d'insieme e solo dopo attente valutazioni, scegliere.
E all'interno di questa cosa mille idee di come partire: un nuovo blog, perchè le cose che scopro le voglio diffondere, perchè il mio animo è social e perchè vi voglio bene; un'idea, un sogno di unire divertimento e lavoro; e ancora di più.
Poi però c'è il lavoro "tradizionale", quello a cui sono attaccata come una cozza...e l'idea di puntare più in alto ancora, di provare a dire qualcosa di più, a lasciare il segno, a non mollare. Perchè qualcosa di piccolo l'ho già detto e qualche sassolino l'avrò anche lasciato... ma poi mi arrivano idee su idee...e quando scopro dopo anni che qualcuno con più mezzi va avanti e dà ragione alle mie intuizioni...allora ho voglia di volare alto, e rischiare...
Poi ci sono io e tutto il mio resto. Questo blog che mi chiama sempre e a cui non rispondo quasi mai, la mia Nikon ammiccante che ho lasciato in un angolo della mia piccola casa, la voglia di lasciar andare i pensieri e le dita, e non solo per scrivere ma anche per disegnare, come facevo tanto tempo fa...
E la voglia di sciogliere le idee e le gambe con solo la musica nelle orecchie...
e mi pare che sto scrivendo sempre le stesse cose.....
vabbè ciaoooooooo
ve l'ho detto che c'ho la testa sovraffollata...aiutatemi, su!





31 dicembre 2013

E soprattutto che sia ...

Se ne va un anno faticoso, soprattutto per avermi costretta ad affrontare realtà che non volevo, delusioni e disillusioni, di persone e di cose. Per avermi mostrato che la fiducia non sempre è ben riposta, che i piani vanno cambiati, ancora e ancora. Che puoi tentare di essere la miglior madre del mondo ma se non sei la migliore te stessa per te stessa non riuscirai ad essere abbastanza convincente. Che quando credi di stare ferma a volte stai percorrendo la strada più lunga e più difficile. Che avere una persona di fronte non vuol sempre dire godere di un affetto sincero, e che averne una al di la di uno schermo può voler dire esattamente il contrario. Questo 2013 mi ha regalato nuove consapevolezze, e la voglia di risparmiarmi un pó. Mi ha sorpresa più forte e salda di quanto avrei detto, e mi ha regalato il miglior posto dove essere: la mia famiglia. Bizzarra, faticosa, incomprensibile. 
Mi lascia esausta, e ancora impaurita per tutto ciò che sarà. Eppure...che sia un 2014 soprattutto sereno, con le persone che amo e che mi amano, che sia un anno fatto di spazi nuovi e liberi, da riempire di sogni e progetti, di sorrisi e abbracci. Che sia un anno da ricordare. 
AUGURI
(E che sia in anno in cui io riesca a stare un pó di più anche qui ;) 

9 dicembre 2013

Se avrai bisogno grida

Come dice la mia amica Bianca da qualche parte bisogna pur (ri)cominciare...
E io stasera ricomincio da qui.
Dal desiderio di urlare.
Quando arrivi in fondo a una giornata come tante, ma in cui a un certo punto ti sei sentita così stanca e annoiata e delusa e stufa da voler solo mettere un grande enorme punto.
Quando tutto quel grande ingombrante senso di impotenza e amarezza vorresti raccontarlo ad un orecchio amico, ma dall'altro lato del tuo iPhone nessuno risponde.
Quando il vortice di cose da fare e persone a cui rispondere ti risucchia e tu non hai neanche il tempo di alzare il dito per provare a dire la tua.
Quando sembra che di ogni parola che dici esista un lato B che non è simpatico e che tu proprio non avevi visto ma gli altri invece si.
Quando quella malsana idea che tu è proprio tu debba sempre aggiustare tutto e tutti si impadronisce di te, ti getta nel mare dei sensi di colpa per tutto ciò che non sei riuscita a fare e poi ti risputacchia in un angolo.

Ecco poi arriva una doccia bollente.
E tu ti accorgi che questo 2013 é quasi finito.
Ed é stato un anno di merda, perché hai faticato tanto, e stasera vuoi solo urlare, forte, più forte.
Ma è lo stesso 2013 in cui ti guardi allo specchio e pensi che si, sei tu, e stai bene.
E allora ricomincio da qui, da un urlo, e da me,
Che poi ve lo racconto chi altro sono.

25 ottobre 2013

la merendina non è il male : #missionemerenda alla ferrero



Penso
che i pregiudizi siano una brutta bestia.
Così come l'ignoranza.
Che spesso avere un'informazione in più, da fonte certa, possa fare la differenza.
Che troppo spesso si parla per sentito dire.
manchiamo di vera capacità critica.
Quella per cui sappiamo spogliarci di un'idea preconcetta per ascoltare, osservare, scoprire
come se fosse la prima volta.
E poi mettere tutto insieme e formulare un'opinione
la nostra.
col senno di poi, si dice.

E così parliamo di merendine.
di ingredienti.
del famigerato olio di palma.

Nell'ambito del progetto merendineitaliane.it ho partecipato alla #missionemerenda allo stabilimento della Ferrero di Balvano, insieme ad altre mamme blogger : Alessandra, Flavia, Federica, Laura, Anna,Simona, Diletta, Barbara

Perchè lo avevamo chiesto noi, scettiche quanto basta nel ritenere una merendina una sana alternativa alla torta della nonna (anche della mamma si, ma sapete che non è il mio caso!)
E il nostro desiderio, in un'ottica di dialogo e confronto, è stato esaudito.
Allo stabilimento di Balvano si fanno i prodotti da forno della Ferrero.
Le kinder brioss, ad esempio.
Che sono prodotte solo con ingredienti naturali.
che in fase di lievitazione hanno la stessa identica faccia della pasta della torta della nonna.
e lo stesso profumo.
E appena sfornate lo stesso sapore (si è vero, fidatevi)
Che lievitano per 6 ore,
e poi sono cotte in forni a diverse temperature,
e raffreddate, farcite e confezionate.
Sotto un attento controllo di qualità, perchè sfatiamo questo folle pregiudizio: la produzione industriale e massiva ha dei controlli di qualità di livello molto molto alto, e dovrebbero costituire garanzia piuttosto che invece fonte di dubbio.

Ora, l'aspetto umano: l'aria che si respira è familiare, con persone che vivono quella fabbrica come un pezzetto di sè, e ci tengono proprio che le merendine siano fatte bene. E stanno attenti agli sprechi, gli scarti non si buttano. Ed è stata una giornata piacevole,con persone piacevoli, catapultata in una realtà che sembrava di altri tempi pensando ai ritmi frenetici della mia amata Roma.

Ma poi passiamo all'aspetto pratico, alla sostanza.

la Ferrero non usa additivi chimici, ma solo ingredienti naturali: latte, uova pastorizzate, zucchero (senzaltro troppo ma esiste un progetto di riduzione graduale della quantità di zucchero in questi prodotti, quindi speriamo nel meglio), lievito e olio di palma non idrogenato e sostenibile.

Le merendine sono garantite per soli 4 mesi dalla data di produzione (indicata sulla confezione) perchè l'unica garanzia di conservazione è data dall'atmosfera di aria microfiltrata e dal materiale dell'involucro.

La merendina, in questo caso, non è il male.

e siccome lo so che alla parola olio di palma molti di voi avranno sgranato gli occhi, ecco qui: pane per i vostri denti:

Plant Foods for Human Nutrition 1999, Volume 53, Issue 3, pp 209-222
Plant Foods for Human Nutrition 2002, Volume 57, Issue 3-4, pp 319-341
J Hum Ecol, 26(3): 197-203 (2009)

da cui cito:
"In the past, palm oil was attacked as “saturated” since it contains 44% palmitic acid and 5% stearic acid,
and thereby allegedly raises blood cholesterol and increases the risk of cardiovascular disease.
However, a sizeable and growing body of scientific evidence indicates that palm oil’s effect on blood
cholesterol is relatively neutral when compared to other fats and oils. Palm oil raises plasma
cholesterol only when an excess of dietary cholesterol is presented in the diet. Palm oil stimulates
the synthesis of protective HDL cholesterol and removal of harmful LDL cholesterol. Palm oil is
rich in vitamin E, (particularly tocotrienols), which appear to reduce serum cholesterol concentrations
and has potent anti-oxidant effects."

leggete, fonti attendibili, di riviste scientifiche che revisionano l'impatto dell'olio di palma sulla salute umana... leggete con cura, perchè addirittura potreste scoprire che ha degli effetti positivi!

PS Questo post è stato scritto dalla scienziata che è in me, imprescindibile parte di Cecilia, che sta anche studiando da nutrizionista, e che ama che le cose vengano dette con cognizione di causa.
Forse sono in fase polemica con l'opinione pubblica, lo ammetto...vogliatemi bene lo stesso.

PPS Anche mamma Cecilia che va sempre per uno e non ha mai il tempo di fare torte è assai grata di aver scoperto che non ucciderà nessuno dei suoi figli a suon di merendine, anche perchè sa bene che ciò che conta è anche la quantità e la frequenza... (messaggio subliminale: la varietà in qualsiasi dieta è IL BENE)

PPS Cecilia la solita poi si è divertita un sacco in questa bella gita in cui si è persa per i luuuuunghi corridoi dell'albergo, non è riuscita ad aprire la camera con al chiave elettronica per svariate volte, ha mangiato come un bue apprezzando le specialità lucane in un'osteria d'altri tempi, ha fatto un sacco di domande ad rompicoglioni ai tipi della Ferrero, ha fatto bisboccia con la bella Laura, ha odiato ma poi fatto pace con i numerosissimi specchi del suddetto albergo, desiderato che l'autista trovasse velocemente la strada, e pensato che sarebbe volentieri tornata in Basilicata con un navigatore satellitare.

Cheers 






17 ottobre 2013

TU sei una sfida


Mi accorgo di desiderare sopra ogni cosa che tu cresca forte, e libera.
Forte di te stessa, Libera di essere te stessa.
Di scegliere, sempre.
Di sognare.
Di avere testa e gambe leggeri per andare.
Vento nei capelli e sul viso, ad asciugare lacrime.
Sole a farti socchiudere gli occhi.
E un cuore pieno.
Parole, e silenzi.
Capace di andare,
a testa alta.
Ovunque tu vorrai.
Di ridere.
Di piangere.
E ti osservo.
Piccola me in piccoli piedi e piccole mani.
Muscoli tesi a percorerre la vita a falcate.
Denti stretti in sorrisi e smorfie.
Occhi grandi e vispi.
Poche essenziali parole.
Strade per arrivare a te che diventano tortuose.
Perchè non parli, ma gridi con ogni fibra i tuoi NO.
Da interpretare, scoprire, rispondere.
Domande nascoste.
Una sfida.
LA sfida.
Avere coscienza di quanto peso io abbia e cercare quale modo potrebbe essere quello che mi chiedi,
abbracciarlo, nutrirlo.
Scegliere la tua via e camminarti accanto.
Orecchie tese e cuore aperto.
"e quando sorridi scopro cos'è la felicità"




Tu sei in ogni parola di questa canzone,e io non faccio che ascoltarla da stamattina...
bambina mia.

16 settembre 2013

una

decidere. una volta per tutte, o forse no.
che la vita ha tanta fantasia, più di te, e sa stupirti.
con nuove possibilità. nuovi tempi.
dovresti ricordartelo tu.
trovare il tuo centro - esiste? -è uno solo?
e metterci radici
che il vento ti scuota ma non ti sposti più -nè ti dia la sensazione di.
capire da che parte stare
di qua o di là
delle regole, delle convenzioni,
del giusto e sbagliato
dei grandi e i piccoli
-c'è un lato solo? -si può?
tenere la testa sulle spalle,
o lasciarla andare lassù, tra nuvole e sogni,
come quando ne avevi a una sola cifra, di anni,
che tutto può essere.
Essere, allora, il giusto
non troppo, non poco.
accudire senza esagerare,
accudire di più,
baciare, abbracciare, scaldare
lasciare spazi,
dettare regole,
stringere i confini,
serrare il passo,
comprendere,
essere responsabile,
sognare,
custodire,
lasciare andare,
ricordare.
donna
madre
figlia
compagna
amica
ex.
la giusta misura,
il giusto posto,
il giusto mezzo.
IO
(tumblr)

(tumblr)


27 agosto 2013

senza pelle

che hai una testa, per governare.
e trovare soluzioni. e pensare strategie.
che hai l'istinto, per essere pronta.
e decidere, e fare, anche in mezzo alla tempesta, anche senza tempo.
che hai il cuore a scaldare, sempre.
che hai la pelle, per separarti dal mondo.
e proteggere sangue e vene.
e anima.
per resistere, più a lungo.
anche quando la testa e l'istinto no.
Anche quando il cuore rallenta.
Ma senza pelle,
senza pelle non puoi.


12 agosto 2013

Sensibilità


Sensibilità è la capacità di sentire. Di lasciar entrare sotto pelle, fin nelle viscere, e scuotere, rimestare, sedimentare.
È la capacità di percepire, come se la tua di pelle fosse quella di chi ami. 
È la capacità di ascoltare e sapere, prima. Prima che arrivi il brivido, prima che il dolore punga, prima che la lacrima si affacci, prima che il cuore si scaldi. 
È la capacità di accogliere, e di custodire.  È la capacità di non infrangere, eppure di essere fragili, e lasciarsi scheggiare, e a volte rompere. 
È una dote rara, troppo spesso pretesa e difficilmente ricambiata.




11 agosto 2013

Dicotomie


Giorno 1 di vacanza senza nani.
Di spazi vuoti. Di tempi lunghi. Di fare nulla. Di silenzi. Di pensieri liberi. Di riposo (dicono). Di riappropriarsi. Di distendersi in tutto lo spazio e il tempo che solo tu occupi. Di respiri profondi. Di me.
Di apnee. Di lunghe video chiamate che però i mozzichi da li non si possono dare. Di tracce. Di minuti cercando rimasugli di profumi in una stanza vuota. Di attese. Di mancanze. 
Dicotomie. Vita. 



18 luglio 2013

La vita che vuoi

-sto partendo, torno subito che senza di voi mi sento nudo.
parole che arrivano dal bel mezzo di un inaspettato momento di solitudine, in occasione di un matrimonio di amici. In mezzo alla catastrofica ripianificazione di tempi e spazi per imprevisti che non avresti voluto. Che una polmonite a luglio alla tua bambina proprio no. Che d'improvviso lei diventa davvero piccola, ma con una grinta che ci vogliono quattro infermieri più te per inchiodarla al lettino ed infilarle un ago. Che però è sempre lei che corre per i corridoi dell'ospedale cantando, fa gli occhi dolci ai medici e diventa la mascotte delle infermiere. Che allora cambia tutto, e non si parte più. Per quel piccolo presepe che ti riconcilia con il mondo da anni, che ha raccolto sorrisi e lacrime nei momenti in cui eri finalmente lontana da tutto e da tutti, al tramonto, all'alba. Quel gioiello piccolo che ti ha accolta, e che finalmente avrebbe accolto anche Lui, e tutti e quattro. E l'aspettavi questa partenza come una boccata di ossigeno piena dopo un anno di apnee e asfissie che sembra non finire più. 
Ma la vita ha fantasia, e ti muove le carte sotto il naso. E ti ritrovi chiusa in casa per due settimane dove il panorama più ampio comprende lavoro, casa, ospedale, farmacia, pediatra. E scopri, di nuovo, che ci sono risorse nascoste perchè incredibilmente non impazzisci. Scopri il gusto di uscire quando la città si sveglia. Torni in quel posto che è un pò casa. Trovi il tempo di guardare avanti e tentare di aprire nuove strade. Eppure. Eppure un momento di pace, di evasione, di solitudine lo pagheresti oro. Perchè poi si sa che la cattività rende gli spazi più angusti e lascia che escano aculei e che pungano fastidiosamente. 
E un pò hai paura che di nuovo gli equilibri si infrangano, per quelle piccole crepe. Così stai lì, col fiato tirato per non muovere troppo l'aria. 
E osservi. e aspetti.
E poi Lui, che parte per andare a quella festa che doveva essere l'inizio della vacanza di noi tutti insieme. E pensi che un pò lo invidi, che gli farà bene, così il rischio di implosione sarà scongiurato.
E invece Lui ti scrive quelle parole. E allora lo sai, che questa vita faticosa e folle, con Lui e con due figli che non sono i suoi, con un ex marito che è ancora così presente, con gli scontri, i musi, e tutto quello che ci vuole per tenerla insieme, per cui hai lottato e in cui hai creduto, 
ecco questa è proprio la vita che vuoi.


28 giugno 2013

una base sicura

web: citazioni famose
una base sicura.
tale dovrebbe essere una madre. quella che seppur ti esprimerà opinioni anche critiche non ti giudicherà mai. quella che comunque andrà sarà accogliente, e di conforto. il bene gratuito. l'amore incondizionato. l'unico di una vita intera. quella da cui tornare quando qualcosa è andato storto. ma anche quella con cui gioire se invece le cose sono andate dritte. perchè come la mamma non c'è nessuno. ed è vero. perchè sembra banale, ma quell'amore incondizionato ci renderà capaci di sfidare il mondo a testa alta, certe che non potrà capitarci nulla di terribile, alla fine un posto sicuro lo avremo sempre. Anche se sbagliamo. Anche se cadiamo. Anche se tutti ci saranno contro. Anche se non sapremo dove andare, o come. Se ci perderemo. Se ci vorrà più tempo.
Questo è quello in cui credo, fermamente.
Questo è quello che cerco di essere per i miei figli, ogni giorno.
A volte sembrano scelte contro corrente, più deboli, troppo morbide.
Lo sembrano senz'altro alla mia di madre che mi ha cresciuta con la convinzione che dandomi quella base sicura mi avrebbe resa debole e insicura, fragile e non autonoma. Una madre che mi ha lanciata nel mondo sempre con una critica di sprono, piuttosto che con un complimento rassicurante. Tanto ci pensa il mondo a dirti che sei brava, io ti devo dire dove sbagli. Il mondo per alcuni versi forse ci ha pensato, a volte. A volte no. Ma quel senso che manchi sempre un pezzo resta. E ti accorgi che quel pezzo lo cerchi ancora, che dentro di te ancora non l'hai saputo mettere. che hai passato una vita a cercare di trovarlo seguendo schemi che non ti appartenevano. Poi li hai smontati tutti, per riconoscerti finalmente nella tua originale essenza. Ma sempre senza quel pezzo.
e ci sono giornate come queste, in cui in teoria hai un successo che però non ti importa e che forse non vorresti, non così, non qui. In cui ti ritrovi invischiata nell'ennesima discussione con quella donna, che sta prendendosi cura dei tuoi figli nel tempo che tu non hai, e con cui non fai che discutere perchè i modi sono quelli che non vorresti. Poi pensi che non importa, che la mamma sei tu, e che quello conta.
Ma in queste giornate, quando devi di nuovo, come sempre, discutere le tue scelte educative con chi non le condivide, ci sono parole che non vorresti sentire.
Perchè hai capito che a te dello sprono non te ne frega niente.
 Perchè tu lo sia dove stai andando, e perchè, e come.
Ed è una scelta, consapevole e convinta, non una fatalità.
E non vuoi persone che ti dicano che non fai bene,e perchè, e quanto. Non persone che ti dicano che sei tutto ciò che loro proprio non concepiscono e non vorrebbero. Soprattutto se sono le persone da cui arriva il tuo sangue. Soprattutto se sono quelle che non dovrebbero mai dire certe cose.
Ed è in giornate così, che ti ritrovi in piedi, controvento, con le lacrime agli occhi, e semplicemente tu SAI che madre essere, e farai ogni cosa per rispettarlo, perchè i tuoi figli abbiano tutto l'appoggio che serve per volare sicuri e forti, liberi di essere tutto ciò che vorranno.

( e lo so che questa canzone l'ho già postata, ma per questo post è semplicemente perfetta)

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