28 marzo 2012

il gioco del quindici e la cabina armadio: nel mezzo IO

Il fatto è che casa mia non è piccola, è diversamente grande. Tipo quella battuta di Aldo Giovanni e Giacomo (si, confesso, in una vita passata ho visto i loro primissimi film che l'avvocato ex marito era pazzo per loro...e vabbè, ma è un bravo ragazzo su su) "E se siamo in tre in uno spazio di uno"...e quindi noi siamo in quattro nello spazio di due, anzi a dire il vero siamo in quattro più un pezzo. NO. Non vi sognate strane cose tipo un alieno che cresce nella mia pancia piuttostomisparo, il pezzo è appunto il mio ex marito che perfettamente coerente ha lasciato pezzetti qua e là che chissà quando verranno recuperati, io di fargli gli scatoloni proprio proprio no, grazie. E quindi. E quindi la casa è esattamente 54 metriquadri. Hai presente? si esatto, quella dimensione perfetta...per una coppietta. eh ma noi siamo QUA T TRO. esatto! E ancora non ho dato retta a quella voce malata e folle che mi dice :prendi un cane, prendi un cane, che i cani sono così belli, che i bambini lo adorerebbero e tu anche...(tra parentesi per me il cane è il CANE, tipo pesa almeno 20 kili, ed ha una certa imponenza sennò che cane è? un bonsai???) Anche se ho seriamente considerato l'ipotesi di prendere le tartarughe del mio nonnino, se non che Lui alla mia raggiante proposta "Che dici? prendiamo noi le tartarughe??" Mi guarda e fa :"le tartarughe?? 'na bella rottura di cazzo eh ?" O.O (ecco si, in effetti non avevo considerato la storia del fannolebucheovunque scappano edoeluleprendonoapicconate...vabbè, il mio era stato uno slancio di cuore) comunque...sto divagando.
Insomma casa mia io la amo alla follia, ve l'ho già raccontato qui (e sì, la amo nonostante il vicino spaccamaroni che alla fine mi tocca rifare il terrazzo sigh sigh e ancora non ho capito come spostare i miei 7 rincospermi di 10 anni, ma quasi quasi ci scrivo un post apposta e chiedo consiglio a @lefunkymamas) MA. Ma ogni tanto io divento claustrofobica. Diciamoci la verità, ogni spesso. perchè vorrei tanto tanto avre uno spazio in più. Che io passo la vita a giocare al gioco del quindici. Ve lo ricordate?? Quello che devi girare tutti i tasselli per incastrarli nel modo giusto, che s ene sposti uno poi devi spostare tutti lie ltri perchè di spaizo libero ce n'è solo uno. Ecco, appunto. Lo spazio libero non c'è e quindi è un gioco di incastri. Che lo spazio libero è come l'energia: non si crea nè si distrugge, in qualche modo si trasforma. E adesso infatti c'è il cambio di stagione da affrontare...OH MIO DIO. il cambio di stagione è il male. Sono scatole e scatoloni che fanno su e giù dal soppalco all'armadio transitando per il pavimento, quello che mia nonna chiamava "lo stipo grande", verità popolari. E io quando faccio il cambio di stagione divento una specie di animale idrofobo, non parlo: ringhio. Soffio come una gatta a chi mi si avvicina e inveisco contro chiunque sia vagamente collegato a qualunque cosa si metta sul mio cammino. Tipo: i mie ex suoceri che mi hanno regalato quella cazzo di scala che è troppo lata per entrare in bagno col soppalco e va messa di traverso senza aprirla e sbatte contro il muro e lascia i segni ecchecazzo.  Capitemi. La mia è una vita difficile. Vi prego. Aiutatemi. Regalatemi una cabina armadio. E' il mio sogno numero uno. Tutti dicono che dovrei fare un secondo bagno...ma sai chemenefregaame del secondo bagno??? IO VOGLIO UNA CABINA ARMADIO, oh. Stateci voi con due bagni, che mica poi ci posso mettere le scarpe, eh.

Va bene pure di Ikea, davvero. Vi pregoooooooooooo....poi faccio la brava, promesso.





oggi sono indecisa, beccatevi due canzoni và ;PPP( ma non vi ci abituate eh )


26 marzo 2012

Le cose in sospeso...ovvero riflessioni sulla lentezza

Le cose in sospeso. Ci sono persone che vivono come viaggiatori con un ripiano apposta. Una sorta di mensola virtuale su cui appoggiano spesso le cose. Quelle irrisolte, da lasciare li. In attesa. Ecco io non sono capace. Devo essere nata senza quel ripiano che io le cose non le so mettere da parte. Io voglio tutto e subito. Non accetto i silenzi. Non so stare ferma in attesa. Proprio no. E così le cose in sospeso non mi piacciono molto, anzi a dire la verità io le odio proprio. Mi fanno uscire fuori di testa. Come quando ti offendi nel bel mezzo di una conversazione. E allora poi lo fai notare, ma la cosa cade nel silenzio e tu resti li, a interlocuire da sola con i tuoi pensieri. Come quando c'è un problrma e tu lo vuoi risolvere subito, all'istante. Ma l'altro invece sfugge. Come quando si deve fare pace un attimo dopo la litigata, come i bambini. Perche non si possono lasciare le cose li, aspettando che si rimettano a posto. E invece. Invece è successo che Lui è un'artista del sospendere. Mi ha violentemente costretta ai suoi silenzi moltissime volte nel nostro tumultuoso passato. Mi ha costretta ai suoi tempi, biblici a volte rispetto alla mia "fregola" di risolvere le cose all'istante. Eppure mi ha aiutata , moltissimo. Mi ha insegnato tempi e movenze diverse in questa vita, e a volte vincenti tanto quanto le mie frenesie. A volte è ancora quasi impossibile restare sospesa, ma una parte di me, seppure non sospenda nulla della sua esistenza, ha imparato a stare a volteggiare in una bolla di tanto in tanto, e ad aspettare semplicemente che le cose e le persone intorno a me facciano il loro corso...che non le si puó forzare nelle nostre orbite.
Stupore.


Questo post l'ho scritto qualche sera fa, raggomitolata nel mio letto, costretta ed aspettare che i pensieri si fermassero. Lo pubblico oggi, perchè è la giornata della lentezza. perchè secondo me la lentezza è un pò uno stato dell'animo, che a volte dovremmo imparare. Perchè per me la lentezza non è fare le cose con calma oggi, ma è sapere che nella vita ci sono tempi lenti. Che spesso non dipendono da noi, am che dobbiamo saper ascoltare. La lentezza vuol dire saper ascoltare il tempo. Quello di un sentimento. Quello di un errore. quello di una consapevolezza. Quello del dolore. Quello della guarigione.
La lentezza è saper non volere tutto e subito, non volere tutto sotto il nostro controllo, con i nostri tempi. Credo che questa lentezza sia una risorsa essenziale per le mamme, perchè i nostri bimbi non hanno i nostri tempi. Ecco, la mia è un'interpretazione un pò sui generis, ma oggi mi piaceva così...
buona lentezza quindi, a tutti noi.
( e grazie di cuore a baby planner italia per questa bella iniziativa!!)

PS Il mio attimo di lentezza oggi sarà con i miei figli. Un ritorno a casa un pò anticipato, un bicchiere di succo di frutta, il giardino, la terra, i fiori e qualche coccola :)


25 marzo 2012

In bianco e in nero


Mio nonno.  Potrei scrivere un mondo su di lui. un uomo burbero, tutto d'un pezzo. Con una vita lunga, lunghissima e che ha affondato le radici nel dolore, nella lotta, in spazi dove essere un bambino non era consentito. Suonava la tromba, a sei anni, per aiutare il padre vedovo a sopravvivere. Quella musica suonata fin da ragazzino, che da ragazzo divenne la musica jazz suonata con gli americani, quella musica è diventata parte di lui. Ci vuole fiato per la tromba, e polmoni, polmoni più grandi e forti di quelli di un bambino che deve salire su una cassetta della frutta per arrivare all'altezza giusta. E ci vuole un cuore più duro di quello di un bambino per sopravvivere alla morte della propria mamma. Al lavoro. Alla guerra. Non sempre c'è spazio per la morbidezza, per la debolezza. Non in quegli anni, in quella società, non per lui. Che la musica se l'è portata dietro, sempre. Che è diventata quella dei tasti bianchi e neri di un pianoforte a mezza coda, dove l'ho visto seduto mentre ad occhi chiusi ancora soffiava nella sua tromba immaginaria, anche se la musica non usciva da uno strumento a fiato ma da uno a corde. Quella musica gliela ho messa nelle orecchie con gli auricolari del mio iphone qualche mese fa, quando non è stato bene ed era in un letto di ospedale infastidito e stanco. E subito il suo cuore ha trovato pace. Io sono stata la sua nipote. L'unica femmina. La sua nipote femmina preferita, diceva per prendermi in giro. Io una testa dura, e calda. Troppo per lui, che ti azzittiva con un "che ne vuoi sapere tu giovine!" Io che mi sono scontrata con lui e la sua rigidità da che ho avuto voce. Eppure lui c'è sempre stato. A dirmi se avevo bisogno di qualche cosa. A chiedermi che avevo mangiato, che sembrava che tutto ruotasse intorno a quello, e forse, a ripensarci oggi, quando ha vissuto la fame vera davvero pensi che basti avere la pancia piena per sapere che in qualche modo le cose andranno bene. A chiedermi "quando vieni  a trovarmi?" mentre lo stavi ancora salutando sulla porta. ad abbracciarmi commosso al mio matrimonio. A guardare i miei figli. A sentirli cantare e dire che sono stonati tutti e due, non è vero che cantano bene. A insegnarmi sempre  e comunque come si doveva vivere, che lui lo spaeva e io no. A raccontarmi della sua vita. A leggere frasi di Eduardo. A rifilarmi continuamente sketch di Totò, che vedeva ridendo fino alle lacrime. A sindacare sempre, su tutto. A dirmi che dovevo darmi una mossa all'Università. Ad essere fiero die miei voti a scuola. A chiedermi del mio lavoro. A chiedermi dell'avvocato, mio marito. A non sapere, della mia separazione, della mia vita da sola, della mia nuova storia. A discutere. Con i figli. Con la moglie. Con i nipoti. Lui che è stato il padre severo e irraggiungibile di mia madre. Che è tagliata con l'accetta forse proprio perchè è stata sua figlia. Mio nonno. Nella mia testa si sovrappongono ricordi di due persone quasi. Perchè poi c'è stato quest'uomo, anziano. Che ha avuto la forza di dire la sua finchè ha avuto fiato in corpo, ma che ha mostrato una fragilità senza precedenti quando ha perso sua moglie. L'ho visto guardare mia nonna con gli occhi carichi di una dolcezza incredibile, supplicarla di guarire durante tutta la sua lunga agonia, pregarla di non lasciarlo solo. L'ho visto toccarla l'ultima volta con le mani affamate, coem se dovessero raccontare a quegli occhi ormai ciechi, ogni tratto del suo amore che stava per lasciar andare per sempre. L'ho visto incazzarsi e disperarsi di essere rimasto proprio lui qui, lui che doveva andarsene prima, che pure questo voleva decidere. C'era un mondo che era venuto in superficie, quello fatto della sua durezza e della sua fragilità, che lo ha reso incredibilmente caldo e vivo, nel ricordo che oggi ho di lui. Se n'è andato un mese fa, nel sonno, in silenzio. Aveva 92 anni. E quando io l'ho visto lì, in una pace che aveva desiderato così tanto, mi sono sentita quella nipotina piccola piccola di fronte ad un nonno grande ma tanto più vicino. 

C'è stato un tempo della mia vita in cui ho scritto tante poesie. Proprio mio nonno era disposto a finanziarne la pubblicazione. Non le ho mai pubblicate e le conservo gelosamente in un cassetto. Una copia ne aveva lui, con questa in copertina, per i suoi 80 anni. 



Nascosti da espressioni accigliate,
dietro ad una fronte corrugata
colorita da grigie e folte sopracciglia,
si spiegano racconti di vita andati;
regalati da un tempo passato
tra le note di un piano
in bianco e nero.
E’ lì che incontro
un uomo dallo sguardo intenso,
che mal cela
il suo cuore grande
ad una bimbetta ormai cresciuta.
Le sue parole allora,
lette in una musica dolce,
appaiono vana difesa
nel loro suono scorbutico
e sanno far trasparire
solo la saggia bontà
di uno spirito profondo.
Parole dure,
a volte scostanti
pronunciate da voce dolce
che sanno raccontare un’esperienza amara
e dar voce ad una presenza custode e attenta
accanto a chi custodisce nel segreto della sua anima.
E’ nascosto in un forziere
questo buon cuore
che raramente si apre a sguardi indiscreti;
l’accesso è negato
a chiunque non abbia pazienza e amore
di attendere che il silenzio parli;
si udiranno allora
le parole sagge
di chi difficilmente
sa mostrarsi vulnerabile
agli attacchi dell’affetto.
Oltre questa scorza
ti ho incontrato,
in un sorriso sincero,
in una lacrima furtiva,
in una brusca carezza;
tra le note del tuo pianoforte
ho ascoltato la tua musica
e ho scoperto il saggio
che cammina accanto a me,
con sguardo severo
e passo sicuro;
mi sono lasciata cullare
dal tuo affetto,
sapendo che mai si esaurirà.
Continuo, ora,
a muovere i miei passi
sicura che quando mi volterò
saprò ancora una volta
incontrare
il tuo sguardo buono
e aprire la tua fortezza
per ascoltare il tuo cuore.




22 marzo 2012

l'unione fa la forza e la condivisione di più

Questo è un post che sta qui, nel mio cuore, e sta scalpitando per uscire fuori. Ci si è piazziato in modo prepotente, e lo ha fatto ieri. Quando dopo aver lasciato uscire dei pensieri e delle parole che stavano lì, a fior di pelle da tempo, e che si sono prepotentemente fatte sentire dopo aver letto il post di the Queen Father, ho scritto il mio post di ieri. E voi siete arrivati, subito. Ognuno con una parole diversa, una faccina, una battuta,un abbraccio. E io mi sono sentita più forte. perchè la verità è che non siamo soli, e se si è in tanti su una barca affondare è più difficile.
Io sono sempre stata una chiacchierona, una di quelli che i cazzi suoi li racconta  achiunque, così, per condividere. Voglio dire...ho aperto un blog!!! E amo le voci, tante e dissonanti. Amo la varietà, e lo sapete. E questo mondo 2.0 fatto di frasi lanciate nella blogosfera, di hashtag, di emoticon, di pensieri telegrafici di 140 caratteri E' vario, e bello.
E allora ieri sera una mia amica mi guardava con la faccia a punto interrogativo mentre scrivevo una cosa su twitter, e avevo la pagina dei commenti del blog aperta...e mi fa: certo ce le hai tutte tu eh cecì?!?
E io...ecco si, io ho provato, a spiegare...e ho detto una frase tipo: eh ma io a twitter ci sono proprio affezionata.... ecco, vi lascio immaginare la reazione...più o meno così "Cioè sei affezionata ad una applicazione??? O.O"
Ecco....mi sa che non si può spiegare, vero??
E io però ho pensato alla mia amica, incinta di 5 mesi, circondata di amiche non mamme, che ogni tanto mi chiede di quelle domande che lasciano sottintendere che stia disperatamente cercando di capire dove è che si prende il foglietto illustrativo dell'oggetto figlio, e ho pensato a quanto si perde. perchè capitano sempre dei momenti nella vita in cui ti senti perso. E piccolo. E non riesci a vedere tanto chiaramente in che direzione andare. E forse quando diventi un genitore capita ancora di più, che non si nasce con tutte le informazioni necessarie, che senti il bisogno di avere dei punti fermi e invece sono impossibili da trovare, che ognuno deve sempre e per forza dirti la sua e tu non sai a chi dare retta. E allora c'è la risorsa incredibile della "comunella". Quel momento tra il cazzone e il serioso in cui ti trovi  a raccontare i cazzi tuoi  acchicchesia purchè abbia qualcosa che ti ispira fiducia, simpatia. E scopri un mondo. Scopri che ci sono tanti modi e che in mezzo a quei tanti ce n'è uno che risuona dentro di te. E allora ascolti, e metti da parte. E più si è e meglio è. Perchè io in questi anni in cui ho messo sottosopra la mai vita ho scoperto proprio questo, che vinci non quando hai delle granitiche certezze ma quando sai riconoscere le onde che arrivano e aggiustare il tiro, ampliare gli orizzonti, rischiare strumenti nuovi.
Ho divagato? Forse un pò, ma era per dire che in questo scambio continuo che c'è, e che corre sul filo e avviene tramite nick e avatar che non sempre rivelano il vero volto, io in questo scambio ci credo un sacco. Penso che mi renda migliore. penso che mi apra la mente. Che permetta non di nascondersi dalla realtà ma di aprirla a mondi che altrimenti non ci entrerebbero mai. E allora l'unione fa la forza. 'unione di tante teste e di tanti cuori. Lontani. Diversi. Di mille colori. Che grande cosa.




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